Il Santo Padre non finisce mai di stupirci. Mai avevamo ascoltato un
trattato così profondo e illuminante sul tema. Riportiamo qui il
discorso nella sua versione integrale, affinchè in questo settore si
cambi veramente strada e il Governo Renzi ne faccia proprio il
programma. Solo una cosa vorremmo aggiungere, noi che di cooperazione ci
occupiamo sin dalla nostra fondazione. E'
ARRIVATO IL MOMENTO CHE, COSI' COME ACCADUTO PER I MAFIOSI, VENGANO
SCOMUNICATI ANCHE QUEI "DIRIGENTI" DEL MINISTERO DEL LAVORO E DEL
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO CHE NEGLI ULTIMI VENTI ANNI NE HANNO
COMBINATE DI TUTTI I COLORI PER SMANTELLARE IL SISTEMA DI VIGILANZA
PUBBLICO SULLE COOPERATIVE, PROCURANDO DANNI MORALI E MATERIALI A
MIGLIAIA DI BRAVE PERSONE CHE HANNO FATTO AFFIDAMENTO SULLE COOPERATIVE E
DANNI PER MILIARDI ALL'ERARIO CHE CI PIACEREBBE VENISSERO PRIMA O POI
CALCOLATI DALLA CORTE DEI CONTI PER LA DEBITA OPERA DI RECUPERO, NON
DIFFICILE, CONSIDERANDO PENSIONI D'ORO E VILLE HOLLYWOODIANE. QUESTI
SIGNORI HANNO DISTRUTTO LA CREDIBILITA' DI QUELLA FUNZIONE STATALE TANTO
CHE NESSUNO OGGI OSEREBBE METTERE IN DUBBIO LA RAGIONEVOLEZZA DI UNA
RIDUZIONE DI RISORSE AD ESSA DESTINATE DETTATA DA ALTRE PRIORITA'.
NONOSTANTE QUESTO SABOTAGGIO DI STATO, I SALVATORI DEI VALORI
COOPERATIVI SONO STATI GUARDIA DI FINANZA, CARABINIERI E MAGISTRATURA AI
QUALI RIVOLGIAMO UN CALOROSO RINGRAZIAMENTO, ANCHE A NOME DEI
LAVORATORI DELLE COOPERATIVE.
dal sito www.avvenire.it
Fratelli e sorelle, buongiorno!
Quest’ultima [si riferisce al coro] è stata la "cooperativa" più
melodiosa! Complimenti!
Grazie per questo incontro con voi e con la realtà che voi
rappresentate, quella della cooperazione. Le cooperative sfidano tutto,
sfidano anche la matematica, perché in cooperativa uno più uno fa tre! E
in cooperativa, un fallimento è mezzo fallimento. Questo è il bello
delle cooperative!
Voi siete innanzitutto la memoria viva di un grande tesoro della Chiesa
italiana. Infatti, sappiamo che all’origine del movimento
cooperativistico italiano, molte cooperative agricole e di credito, già
nell’Ottocento, furono saggiamente fondate e promosse da sacerdoti e da
parroci. Tuttora, in diverse diocesi italiane, si ricorre ancora alla
cooperazione come rimedio efficace al problema della disoccupazione e
alle diverse forme di disagio sociale. Oggi è una regola, non dico
normale, abituale… ma tanto spesso si vede: "Tu cerchi lavoro? Vieni,
vieni in questa ditta". 11 ore, 10 ore di lavoro, 600 euro. "Ti piace?
No? Vattene a casa". Che fare in questo mondo che funziona così? Perché
c’è la coda, la fila di gente che cerca lavoro: se a te non piace, a
quell’altro piacerà. E’ la fame, la fame ci fa accettare quello che ci
danno, il lavoro in nero... Io potrei chiedere, per fare un esempio, sul
personale domestico: quanti uomini e donne che lavorano nel personale
domestico hanno il risparmio sociale per la pensione?
Tutto questo è assai noto. La Chiesa ha sempre riconosciuto, apprezzato e
incoraggiato l’esperienza cooperativa. Lo leggiamo nei documenti del
Magistero. Ricordiamo il grido lanciato nel 1891, con la Rerum Novarum,
da Papa Leone XIII: "tutti proprietari e non tutti proletari". E vi sono
certamente note anche le pagine dell’Enciclica Caritas in Veritate,
dove Benedetto XVI si esprime a favore della cooperazione nel credito e
nel consumo (cfr nn. 65-66), sottolineando l’importanza dell’economia di
comunione e del settore non profit (cfr n. 41), per affermare che il
dio-profitto non è affatto una divinità, ma è solo una bussola e un
metro di valutazione dell’attività imprenditoriale. Ci ha spiegato,
sempre Papa Benedetto, come il nostro mondo abbia bisogno di un’economia
del dono (cfr nn. 34-39), cioè di un’economia capace di dar vita a
imprese ispirate al principio della solidarietà e capaci di "creare
socialità". Risuona, quindi, attraverso di voi, l’esclamazione che Leone
XIII pronunciò, benedicendo gli inizi del movimento cooperativo
cattolico italiano, quando disse che, per fare questo, «il Cristianesimo
ha ricchezza di forza meravigliosa» (Enc. Rerum novarum, 15).
Queste, e molte altre affermazioni di riconoscimento e di
incoraggiamento rivolte ai cooperatori da parte della Chiesa sono valide
e attuali. Penso anche allo straordinario magistero sociale del beato
Paolo VI. Tali affermazioni le possiamo confermare e rafforzare. Non è
necessario perciò ripeterle o richiamarle per esteso.
Oggi, vorrei che il nostro dialogo non guardi solo al passato, ma si
rivolga soprattutto in avanti: alle nuove prospettive, alle nuove
responsabilità, alle nuove forme di iniziativa delle imprese
cooperative. E’ una vera missione che ci chiede fantasia creativa per
trovare forme, metodi, atteggiamenti e strumenti, per combattere la
"cultura dello scarto", quella che oggi viviamo, la "cultura dello
scarto" coltivata dai poteri che reggono le politiche
economico-finanziarie del mondo globalizzato, dove al centro c’è il dio
denaro.
Globalizzare la solidarietà - questo si deve globalizzare, la
solidarietà! - oggi significa pensare all’aumento vertiginoso dei
disoccupati, alle lacrime incessanti dei poveri, alla necessità di
riprendere uno sviluppo che sia un vero progresso integrale della
persona che ha bisogno certamente di reddito, ma non soltanto del
reddito! Pensiamo ai bisogni della salute, che i sistemi di welfare
tradizionale non riescono più a soddisfare; alle esigenze pressanti
della solidarietà, ponendo di nuovo, al centro dell’economia mondiale,
la dignità della persona umana, come è stato detto da voi. Come direbbe
ancora oggi il Papa Leone XIII: per globalizzare la solidarietà "il
Cristianesimo ha ricchezza di forza meravigliosa!".
Quindi non fermatevi a guardare soltanto quello che avete saputo
realizzare. Continuate a perfezionare, a rafforzare e ad aggiornare le
buone e solide realtà che avete già costruito. Però abbiate anche il
coraggio di uscire da esse, carichi di esperienza e di buoni metodi, per
portare la cooperazione sulle nuove frontiere del cambiamento, fino
alle periferie esistenziali dove la speranza ha bisogno di emergere e
dove, purtroppo, il sistema socio-politico attuale sembra invece
fatalmente destinato a soffocare la speranza, a rubare la speranza,
incrementando rischi e minacce.
Questo grande balzo in avanti che ci proponiamo di far compiere alla
cooperazione, vi darà conferma che tutto quello che già avete fatto non
solo è positivo e vitale, ma continua anche ad essere profetico. Per
questo dovete continuare a inventare - questa è la parola: inventare -
nuove forme di cooperazione, perché anche per le cooperative vale il
monito: quando l’albero mette nuovi rami, le radici sono vive e il
tronco è forte!
Qui, oggi, voi rappresentate valide esperienze in molteplici settori:
dalla valorizzazione dell’agricoltura, alla promozione dell’edilizia di
nuove case per chi non ha casa, dalle cooperative sociali fino al
credito cooperativo, qui largamente rappresentato, dalla pesca
all’industria, alle imprese, alle comunità, al consumo, alla
distribuzione e a molti altri tipi di servizio. So bene che questo
elenco è incompleto, ma è abbastanza utile per comprendere quanto sia
prezioso il metodo cooperativo, che deve andare avanti, creativo. Si è
rivelato tale di fronte a molte sfide. E lo sarà ancora! Ogni
apprezzamento e ogni incoraggiamento rischiano però di rimanere
generici. Voglio offrirvi, invece, alcuni incoraggiamenti concreti.
Il primo è questo: le cooperative devono continuare ad essere il motore
che solleva e sviluppa la parte più debole delle nostre comunità locali e
della società civile. Di questo non è capace il sentimento. Per questo
occorre mettere al primo posto la fondazione di nuove imprese
cooperative, insieme allo sviluppo ulteriore di quelle esistenti, in
modo da creare soprattutto nuove possibilità di lavoro che oggi non ci
sono.
Il pensiero corre innanzitutto ai giovani, perché sappiamo che la
disoccupazione giovanile, drammaticamente elevata – pensiamo, in alcuni
Paesi d’Europa, il 40, 50 per cento – distrugge in loro la speranza. Ma
pensiamo anche alle tante donne che hanno bisogno e volontà di inserirsi
nel mondo del lavoro. Non trascuriamo gli adulti che spesso rimangono
prematuramente senza lavoro. "Tu che cosa sei?" - "Sono ingegnere" –
"Ah, che bello, che bello. Quanti anni ha?" – "49"- "Non serve,
vattene". Questo accade tutti i giorni. Oltre alle nuove imprese,
guardiamo anche alle aziende che sono in difficoltà, a quelle che ai
vecchi padroni conviene lasciar morire e che invece possono rivivere con
le iniziative che voi chiamate "Workers buy out", "empresas
recuperadas", nella mia lingua, aziende salvate. E io, come ho detto ai
loro rappresentanti, sono un tifoso delle empresas recuperadas!
Un secondo incoraggiamento - non per importanza - è quello di attivarvi
come protagonisti per realizzare nuove soluzioni di Welfare, in
particolare nel campo della sanità, un campo delicato dove tanta gente
povera non trova più risposte adeguate ai propri bisogni. Conosco che
cosa fate da anni con cuore e con passione, nelle periferie delle città e
della nostra società, per le famiglie, i bambini, gli anziani, i malati
e le persone svantaggiate e in difficoltà per ragioni diverse, portando
nelle case cuore e assistenza. La carità è un dono! Non è un semplice
gesto per tranquillizzare il cuore, è un dono! Io quando faccio la
carità dono me stesso! Se non sono capace di donarmi quella non è
carità. Un dono senza il quale non si può entrare nella casa di chi
soffre. Nel linguaggio della dottrina sociale della Chiesa questo
significa fare leva sulla sussidiarietà con forza e coerenza: significa
mettere insieme le forze!
Come sarebbe bello se, partendo da Roma, tra le cooperative, alle
parrocchie e agli ospedali, penso al "Bambin Gesù" in particolare,
potesse nascere una rete efficace di assistenza e di solidarietà. E la
gente, a partire dai più bisognosi, venisse posta al centro di tutto
questo movimento solidale: la gente al centro, i più bisognosi al
centro. Questa è la missione che ci proponiamo! A voi sta il compito di
inventare soluzioni pratiche, di far funzionare questa rete nelle
situazioni concrete delle vostre comunità locali, partendo proprio dalla
vostra storia, con il vostro patrimonio di conoscenze per coniugare
l’essere impresa e allo stesso tempo non dimenticare che al centro di
tutto c’è la persona.
Tanto avete fatto, e ancora tanto c’è da fare! Andiamo avanti!
Il terzo incoraggiamento riguarda l’economia, il suo rapporto con la
giustizia sociale, con la dignità e il valore delle persone. E’ noto che
un certo liberismo crede che sia necessario prima produrre ricchezza, e
non importa come, per poi promuovere qualche politica redistributiva da
parte dello Stato. Prima riempire il bicchiere e poi dare agli altri.
Altri pensano che sia la stessa impresa a dover elargire le briciole
della ricchezza accumulata, assolvendo così alla propria cosiddetta
"responsabilità sociale". Si corre il rischio di illudersi di fare del
bene mentre, purtroppo, si continua soltanto a fare marketing, senza
uscire dal circuito fatale dell’egoismo delle persone e delle aziende
che hanno al centro il dio denaro.
Invece noi sappiamo che realizzando una qualità nuova di economia, si
crea la capacità di far crescere le persone in tutte le loro
potenzialità. Ad esempio: il socio della cooperativa non deve essere
solo un fornitore, un lavoratore, un utente ben trattato, dev’essere
sempre il protagonista, deve crescere, attraverso la cooperativa,
crescere come persona, socialmente e professionalmente, nella
responsabilità, nel concretizzare la speranza, nel fare insieme. Non
dico che non si debba crescere nel reddito, ma ciò non basta: occorre
che l’impresa gestita dalla cooperativa cresca davvero in modo
cooperativo, cioè coinvolgendo tutti. Uno più uno tre! Questa è la
logica.
"Cooperari", nell’etimologia latina, significa operare insieme,
cooperare, e quindi lavorare, aiutare, contribuire a raggiungere un
fine. Non accontentatevi mai della parola "cooperativa" senza avere la
consapevolezza della vera sostanza e dell’anima della cooperazione.
Il quarto suggerimento è questo: se ci guardiamo attorno non accade mai
che l’economia si rinnovi in una società che invecchia, invece di
crescere. Il movimento cooperativo può esercitare un ruolo importante
per sostenere, facilitare e anche incoraggiare la vita delle famiglie.
Realizzare la conciliazione, o forse meglio l’armonizzazione tra lavoro e
famiglia, è un compito che avete già avviato e che dovete realizzare
sempre di più. Fare questo significa anche aiutare le donne a
realizzarsi pienamente nella propria vocazione e nel mettere a frutto i
propri talenti. Donne libere di essere sempre più protagoniste, sia
nelle imprese sia nelle famiglie! So bene che le cooperative propongono
già tanti servizi e tante formule organizzative, come quella
mutualistica, che vanno incontro alle esigenze di tutti, dei bambini e
degli anziani in particolare, dagli asili nido fino all’assistenza
domiciliare. Questo è il nostro modo di gestire i beni comuni, quei beni
che non devono essere solo la proprietà di pochi e non devono
perseguire scopi speculativi.
Il quinto incoraggiamento forse vi sorprenderà! Per fare tutte queste
cose ci vuole denaro! Le cooperative in genere non sono state fondate da
grandi capitalisti, anzi si dice spesso che esse siano strutturalmente
sottocapitalizzate. Invece, il Papa vi dice: dovete investire, e dovete
investire bene! In Italia certamente, ma non solo, è difficile ottenere
denaro pubblico per colmare la scarsità delle risorse. La soluzione che
vi propongo è questa: mettete insieme con determinazione i mezzi buoni
per realizzare opere buone. Collaborate di più tra cooperative bancarie e
imprese, organizzate le risorse per far vivere con dignità e serenità
le famiglie; pagate giusti salari ai lavoratori, investendo soprattutto
per le iniziative che siano veramente necessarie.
Non è facile parlare di denaro. Diceva Basilio di Cesarea, Padre della
Chiesa del IV secolo, ripreso poi da san Francesco d’Assisi, che "il
denaro è lo sterco del diavolo". Lo ripete ora anche il Papa: "il denaro
è lo sterco del diavolo"! Quando il denaro diventa un idolo, comanda le
scelte dell’uomo. E allora rovina l’uomo e lo condanna. Lo rende un
servo. Il denaro a servizio della vita può essere gestito nel modo
giusto dalla cooperativa, se però è una cooperativa autentica, vera,
dove non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale.
Per questo vi dico che fate bene – e vi dico anche di farlo sempre più –
a contrastare e combattere le false cooperative, quelle che
prostituiscono il proprio nome di cooperativa, cioè di una realtà assai
buona, per ingannare la gente con scopi di lucro contrari a quelli della
vera e autentica cooperazione. Fate bene, vi dico, perché, nel campo in
cui operate, assumere una facciata onorata e perseguire invece finalità
disonorevoli e immorali, spesso rivolte allo sfruttamento del lavoro,
oppure alle manipolazioni di mercato, e persino a scandalosi traffici di
corruzione, è una vergognosa e gravissima menzogna che non si può
assolutamente accettare. Lottate contro questo! Ma come lottare? Con le
parole, solo? Con le idee? Lottate con la cooperazione giusta, quella
vera, quella che sempre vince.
L’economia cooperativa, se è autentica, se vuole svolgere una funzione
sociale forte, se vuole essere protagonista del futuro di una nazione e
di ciascuna comunità locale, deve perseguire finalità trasparenti e
limpide. Deve promuovere l’economia dell’onestà! Un’economia risanatrice
nel mare insidioso dell’economia globale. Una vera economia promossa da
persone che hanno nel cuore e nella mente soltanto il bene comune.
Le cooperative hanno una tradizione internazionale forte. Anche in
questo siete stati dei veri pionieri! Le vostre associazioni
internazionali sono nate con grande anticipo su quelle che le altre
imprese hanno creato in tempi molto successivi. Ora c’è la nuova grande
globalizzazione, che riduce alcuni squilibri ma ne crea molti altri. Il
movimento cooperativo, pertanto, non può rimanere estraneo alla
globalizzazione economica e sociale, i cui effetti arrivano in ogni
paese, e persino dentro le nostre case.
Ma le cooperative partecipano alla globalizzazione come le altre
imprese? Esiste un modo originale che permetta alle cooperative di
affrontare le nuove sfide del mercato globale? Come possono le
cooperative partecipare allo sviluppo della cooperazione salvaguardando i
principi della solidarietà e della giustizia? Lo dico a voi per dirlo a
tutte le cooperative del mondo: le cooperative non possono rimanere
chiuse in casa, ma nemmeno uscire di casa come se non fossero
cooperative. E’ questo il duplice principio: non possono rimanere chiusi
in casa ma nemmeno uscire di casa come se non fossero cooperative. No,
non si può pensare una cooperativa a doppia faccia. Occorre avere il
coraggio e la fantasia di costruire la strada giusta per integrare, nel
mondo, lo sviluppo, la giustizia e la pace.
Infine, non lasciate che viva solo nella memoria la collaborazione del
movimento cooperativo con le vostre parrocchie e con le vostre diocesi.
Le forme della collaborazione devono essere diverse, rispetto a quelle
delle origini, ma il cammino deve essere sempre lo stesso! Dove ci sono
le vecchie e nuove periferie esistenziali, dove ci sono persone
svantaggiate, dove ci sono persone sole e scartate, dove ci sono persone
non rispettate, tendete loro la mano! Collaborate tra di voi, nel
rispetto dell’identità vocazionale di ognuno, tenendovi per mano!
So che da alcuni anni voi state collaborando con altre associazioni
cooperativistiche – anche se non legate alla nostra storia e alle nostre
tradizioni – per creare un’Alleanza delle cooperative e dei cooperatori
italiani. Per ora è un’Alleanza in divenire, ma voi confidate di
giungere ad una Associazione unica, ad un’Alleanza sempre più vasta fra
cooperatori e cooperative. Il movimento cooperativo italiano ha una
grande tradizione, rispettata nel mondo cooperativistico internazionale.
La missione cooperativa in Italia è stata molto legata fin dalle
origini alle identità, ai valori e alle forze sociali presenti nel
paese. Questa identità, per favore, rispettatela! Tuttavia, spesso le
scelte che distinguevano e dividevano sono state a lungo più forti delle
scelte che, invece, accomunavano e univano gli sforzi di tutti. Ora voi
pensate di poter mettere al primo posto ciò che invece vi unisce. E
proprio intorno a quello che vi unisce, che è la parte più autentica,
più profonda e più vitale delle cooperative italiane, volete costruire
la vostra nuova forma associativa.
Fate bene a progettare così, e così fate un passo avanti! Certo, vi sono
cooperative cattoliche e cooperative non cattoliche. Ma la fede si
salva rimanendo chiusi in se stessi? Domando: la fede si salva rimanendo
chiusi in se stessi? Rimanendo solo tra di noi? Vivete la vostra
Alleanza da cristiani, come risposta alla vostra fede e alla vostra
identità senza paura! Fede e identità sono la base. Andate avanti,
dunque, e camminate insieme con tutte le persone di buona volontà! E
questa anche è una chiamata cristiana, una chiamata cristiana a tutti. I
valori cristiani non sono soltanto per noi, sono per condividerli! E
condividerli con gli altri, con quelli che non pensano come noi ma
vogliono le stesse cose che noi vogliamo. Andate avanti, coraggio! Siate
creatori, "poeti", avanti!
ALP (Federazione aderente a AGL Alleanza Generale del Lavoro) codice fiscale: 97709140152; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 07/01/2015, serie 3, n.49- sede naz.le:Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano, presso A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail alp.lavoratoripubblici.agl@gmail.com; agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
martedì 3 marzo 2015
mercoledì 18 febbraio 2015
LA VICENDA DELL'AMMINISTRAZIONE DEL LAVORO CI DICE CHE LA MERITOCRAZIA SI STA DIFFONDENDO ANCHE NEL NOSTRO PAESE.SE VALI ZERO VIENI RIDIMENSIONATO DI CONSEGUENZA. UNA DIRIGENZA E I SINDACATI (E IL PERSONALE CHE RISPETTIVAMENTE LI HA SERVITI E SUPPORTATI - E CHE STA PER RIVOTARLI IN MASSA-) CHE VALGONO NULLA, VENGONO SEPPELLITI SENZA PIETA'
Chiediamo solo che le Prefetture vigilino, da qui a inizio 2016 affinchè
determinati soggetti di questa "amministrazione" sul viale del tramonto
non chiudano in bellezza la loro inutile carriera facendo gli ultimi
danni a un'Italia che è bisognosa di riprendere a lavorare senza essere
infastidita da raccomandati, miracolati e parassiti.
L'AGL, AL CONTRARIO DEGLI ALTRI SINDACATI, DICE UN CONVINTO SI AL BLITZ DEL GOVERNO.BRAVO PRESIDENTE RENZI, BRAVO MINISTRO POLETTI: CHE SIA UNA RAZIONALIZZAZIONE RADICALE E IMPIETOSA.
dal sito www.ilsole24ore.com
Neanche un anno di tempo e l’Agenzia unica per le ispezioni del
lavoro potrebbe vedere la luce. Con un obiettivo preciso:
«Razionalizzare e semplificare l’attività di vigilanza in materia di
lavoro e legislazione sociale». A prevederne il debutto da gennaio 2016 è
la bozza di decreto attuativo del Jobs Act che, come anticipato dal
Sole 24 Ore, approderà venerdì sul tavolo di Palazzo Chigi in quello che
si preannuncia un Consiglio dei ministri più che ricco.
Una sede centrale, 18 territoriali e 6mila dipendenti
L’Agenzia dovrà integrare i servizi ispettivi oggi erogati da ministero del Lavoro, Inps e Inail. Secondo lo schema di Dlgs diffuso dall’Ansa, potrà contare su una sede centrale a Roma e su 18 sedi territoriali con 5.982 dipendenti, tra personale dirigenziale e non. Contestualmente saranno soppresse le attuali Direzioni interregionali e territoriali del lavoro, con il trasferimento dai relativi 85 uffici del personale amministrativo: circa mille persone andranno all’Agenzia, le restanti 1.760 unità verranno invece trasferite - si legge nella relazione tecnica - «anche in soprannumero, all’Inps, all’Inail o alle Prefetture-Uffici territoriali del Governo». Quanto al personale ispettivo, all’Agenzia confluirà quello del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (3.113 unità), dell’Inps (1.492 unità) e dell’Inail (377 unità), per un totale pari a 4.982 unità, oltre al personale di supporto e quello che, presso il ministero, si occupa di gestire il contenzioso (circa 1.000 unità)
Risparmi per 26 milioni di euro
Soltanto dai mancati canoni di locazione per le sedi delle attuali Direzioni del lavoro il governo stima di risparmiare più di 18 milioni di euro, che insieme a utenze, rifiuti e
manutenzione sale a 25 milioni di euro. La bozza specifica inoltre che gli immobili o le porzioni di immobili che l’Agenzia andrà ad occupare saranno «in via assolutamente prioritaria quelli rientranti nel patrimonio di Inps, Inail o di altre amministrazioni pubbliche, non messe a reddito».
Sindacati all’attacco: no blitz del governo
Il decreto non è ancora ufficiale e già levano gli scudi i sindacati del pubblico impiego. «Sull’Agenzia unica delle attività ispettive non tollereremo alcun blitz del Governo», sottolineano Cgil, Cisl e Uil. «Vogliamo una riforma condivisa con i lavoratori. Senza confronto la nostra reazione sarà durissima». Le federazioni hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori coinvolti nel riordino e hanno chiesto la convocazione immediata di un tavolo di confronto. Ricordando che da tempo invocano lo snellimento dei controlli sulle aziende, i sindacati attaccano: con l’ipotesi dell’Esecutivo «la toppa sarebbe peggiore del buco». Perché «si spalancherebbero le porte al caos organizzativo».
L'AGL, AL CONTRARIO DEGLI ALTRI SINDACATI, DICE UN CONVINTO SI AL BLITZ DEL GOVERNO.BRAVO PRESIDENTE RENZI, BRAVO MINISTRO POLETTI: CHE SIA UNA RAZIONALIZZAZIONE RADICALE E IMPIETOSA.
dal sito www.ilsole24ore.com
Il decreto è pronto: dal 2016 l’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro. Risparmi per 26 milioni
17 febbraio 2015
Una sede centrale, 18 territoriali e 6mila dipendenti
L’Agenzia dovrà integrare i servizi ispettivi oggi erogati da ministero del Lavoro, Inps e Inail. Secondo lo schema di Dlgs diffuso dall’Ansa, potrà contare su una sede centrale a Roma e su 18 sedi territoriali con 5.982 dipendenti, tra personale dirigenziale e non. Contestualmente saranno soppresse le attuali Direzioni interregionali e territoriali del lavoro, con il trasferimento dai relativi 85 uffici del personale amministrativo: circa mille persone andranno all’Agenzia, le restanti 1.760 unità verranno invece trasferite - si legge nella relazione tecnica - «anche in soprannumero, all’Inps, all’Inail o alle Prefetture-Uffici territoriali del Governo». Quanto al personale ispettivo, all’Agenzia confluirà quello del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (3.113 unità), dell’Inps (1.492 unità) e dell’Inail (377 unità), per un totale pari a 4.982 unità, oltre al personale di supporto e quello che, presso il ministero, si occupa di gestire il contenzioso (circa 1.000 unità)
Risparmi per 26 milioni di euro
Soltanto dai mancati canoni di locazione per le sedi delle attuali Direzioni del lavoro il governo stima di risparmiare più di 18 milioni di euro, che insieme a utenze, rifiuti e
manutenzione sale a 25 milioni di euro. La bozza specifica inoltre che gli immobili o le porzioni di immobili che l’Agenzia andrà ad occupare saranno «in via assolutamente prioritaria quelli rientranti nel patrimonio di Inps, Inail o di altre amministrazioni pubbliche, non messe a reddito».
Sindacati all’attacco: no blitz del governo
Il decreto non è ancora ufficiale e già levano gli scudi i sindacati del pubblico impiego. «Sull’Agenzia unica delle attività ispettive non tollereremo alcun blitz del Governo», sottolineano Cgil, Cisl e Uil. «Vogliamo una riforma condivisa con i lavoratori. Senza confronto la nostra reazione sarà durissima». Le federazioni hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori coinvolti nel riordino e hanno chiesto la convocazione immediata di un tavolo di confronto. Ricordando che da tempo invocano lo snellimento dei controlli sulle aziende, i sindacati attaccano: con l’ipotesi dell’Esecutivo «la toppa sarebbe peggiore del buco». Perché «si spalancherebbero le porte al caos organizzativo».
lunedì 15 dicembre 2014
IL NOME DEL PUZZONE. RENZI, POLETTI: DITECI CHI E' RESPONSABILE NEL MINISTERO DEL LAVORO DI QUESTO SCONCIO E SBATTETELO FUORI DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. LUI E I SUOI COMPLICI.
Grave denuncia da parte del Sen. Prof. Pietro Ichino: nel Ministero del Lavoro c'è chi sabota le Politiche Attive! Gradiremmo che il Premier e il Ministro Poletti intervenissero con la massima energia per risolvere il problema.
Dal Blog di Pietro Ichino http://www.pietroichino.it/
""""""""""
COSÌ IL POTERE BUROCRATICO ABROGA DI FATTO UNA LEGGE DELLO STATO
Editoriale telegrafico per la Nwsl n. 324, 13 dicembre 2014 - Per ulteriore documentazione in proposito v. il Portale del contratto di ricollocazione – In argomento v. anche l’editoriale telegrafico Lavoro: per prima cosa, stanare i gattopardi, dell’8 settembre ..
27 dicembre 2013 - Viene emanata la legge di stabilità 2014, il cui articolo unico al comma 215 istituisce il Fondo per le politiche attive del lavoro, disponendo un suo finanziamento iniziale di 50 milioni. Il relativo regolamento dovrà essere emanato entro 90 giorni.
8 aprile 2014 - Scaduto inutilmente il termine per l’emanazione del regolamento, i capigruppo di maggioranza in Commissione Lavoro al Senato presentano una prima interrogazione in proposito al Ministro, che resta però priva di risposta.
25 giugno 2014 - Del regolamento nessuna traccia. Seconda interrogazione dei capigruppo di maggioranza. Questa volta il il ministro risponde in Aula il 3 luglio, nel corso di un question time, informando il Senato che il regolamento è pronto ed è ormai “alla firma”.
14 luglio 2014 - Il Governo e la Regione Lazio annunciano il prossimo avvio della sperimentazione, con il contributo del Fondo per le politiche attive, del contratto di ricollocazione per la soluzione della nuova crisi occupazionale Alitalia, che vede oltre 900 lavoratori licenziati.
16 settembre 2014 - Il regolamento non c’è ancora. Terza interrogazione al ministro del Lavoro.
15 ottobre 2014 - Il sottosegretario al Lavoro Bobba risponde in Commissione che il decreto è pronto e deve essere solo registrato alla Corte dei Conti.
15 dicembre 2014 - Il regolamento non è ancora emanato. Viene presentata la quarta interrogazione in proposito.
A questo punto, però, secondo logica, l’interrogazione non dovrebbe più riguardare il regolamento del Fondo per le politiche attive, bensì un quesito assai più inquietante: chi, in seno al ministero, è responsabile di questa vera e propria omissione di un atto d’ufficio, platealmente mirata a impedire l’attuazione di una legge dello Stato?""""""""""
8 aprile 2014 - Scaduto inutilmente il termine per l’emanazione del regolamento, i capigruppo di maggioranza in Commissione Lavoro al Senato presentano una prima interrogazione in proposito al Ministro, che resta però priva di risposta.
25 giugno 2014 - Del regolamento nessuna traccia. Seconda interrogazione dei capigruppo di maggioranza. Questa volta il il ministro risponde in Aula il 3 luglio, nel corso di un question time, informando il Senato che il regolamento è pronto ed è ormai “alla firma”.
14 luglio 2014 - Il Governo e la Regione Lazio annunciano il prossimo avvio della sperimentazione, con il contributo del Fondo per le politiche attive, del contratto di ricollocazione per la soluzione della nuova crisi occupazionale Alitalia, che vede oltre 900 lavoratori licenziati.
16 settembre 2014 - Il regolamento non c’è ancora. Terza interrogazione al ministro del Lavoro.
15 ottobre 2014 - Il sottosegretario al Lavoro Bobba risponde in Commissione che il decreto è pronto e deve essere solo registrato alla Corte dei Conti.
15 dicembre 2014 - Il regolamento non è ancora emanato. Viene presentata la quarta interrogazione in proposito.
A questo punto, però, secondo logica, l’interrogazione non dovrebbe più riguardare il regolamento del Fondo per le politiche attive, bensì un quesito assai più inquietante: chi, in seno al ministero, è responsabile di questa vera e propria omissione di un atto d’ufficio, platealmente mirata a impedire l’attuazione di una legge dello Stato?""""""""""
martedì 7 ottobre 2014
INCONTRO DI RENZI CON I SINDACATI-MAMMUTH. POLITICAMENTE CORRETTO MA CONCRETAMENTE INUTILE PERCHE' DA TEMPO NON SONO PIU' REALMENTE RAPPRESENTATIVI DI CHI LAVORA MA SOLO DI CHI CAMPA DI TASSE.
Penoso epilogo stamattina di mesi di incomunicabilità. I vertici di CGIL-CISL-UIL-UGL non hanno avuto neppure un'impennata di orgoglio.In pochi minuti è stata sancita la loro inutilità. Il Governo parla un linguaggio di riforme troppo moderno perchè sia recepito da questi ruderi.Andrà di fatto avanti senza di loro, nonostante loro e le future nostalgiche parate, come quella del 25 ottobre, di un regime di concertazione che non esiste più.
L'AGL ritiene che lo Statuto dei Lavoratori, quindi anche l'art. 18, vada modificato in direzione di quanto indicato dal Governo in quanto queste vecchie norme ormai sono dannose sia per chi lavora che per chi il lavoro lo sta cercando.L'ideale sarebbe il sistema americano ma ci rendiamo conto che sarebbe un salto troppo grosso per l'Italia. Certo che (e la Spagna lo dimostra) la direzione per attrarre investimenti è quella e sarebbe bene evitare di perdere tempo, pena l'emigrazione senza ritorno dei lavoratori italiani verso l'estero.Buona l'idea di mettere in busta paga il TFR su base volontaria e giuste le cautele che si stanno adottando per prevenire una crisi finanziaria delle PMI.E bene anche perchè più TFR si sottrae ai Fondi Previdenziali fallimentari di CGIL-CISL-UIL (che non a caso vi si stanno opponendo con insolita veemenza) meglio è. Bravo Renzi a rompere le uova nel paniere della Triplice anche prospettando una legge sulla rappresentanza. E' incostituzionale e truffaldino l'Accordo in materia dei sindacati con Confindustria e il Governo lo deve mandare all'aria.Siamo, sin dai tempi di Sacconi, per lo sviluppo della contrattazione aziendale e territoriale che aderisca meglio alle diverse realtà del Paese e promuova una maggiore produttività. Vanno spazzati via il dumping contrattuale, la falsa cooperazione e lo sfruttamento degli extracomunitari attraverso la fissazione del salario minimo. Il precariato va superato innanzitutto da un punto di vista culturale, passando a un sistema in cui tutti, nessuno escluso, passino da un lavoro all'altro senza traumi o privilegi anacronistici. Le politiche attive del lavoro e la vigilanza dovranno essere trasformate in maniera consequenziale. Così come gli ammortizzatori sociali. Ichino ha ragione nell'individuare nel contratto di ricollocazione una possibile via per superare un sistema di Cassa Integrazione che lega per anni lavoratori a posti di lavoro che non torneranno più.E infine la riforma della Pubblica Amministrazione. Va accelerata con determinazione. I processi avviati da Renzi richiedono risorse ingenti? Benissimo, purchè non vengano aumentate le tasse e sia ridotto il cuneo fiscale. Dove recuperare? Dalla Spending Review che va portata alle estreme conseguenze, riguardo alla macchina pubblica. Occorre, in fretta, equiparare in tutto e per tutto ai lavoratori privati i tre milioni e passa di dipendenti pubblici e, poiché la pacchia è veramente finita, è ora che lo Stato si disfi di ciò che ha di più caro, ossia, di qualche Ministero. Come si fa? Analogamente a quanto accaduto col Teatro dell'Opera di Roma. Ma facciamo presto.
venerdì 12 settembre 2014
NON SI PUO' FARE UN "PATTO EDUCATIVO" CON GLI INSEGNANTI CHE UNA VOLTA ASSUNTI SI METTONO SUBITO IN MALATTIA E PUNTANO AL TRASFERIMENTO. A PARTE TUTTI GLI ALTRI DISCORSI, COSA SAPREBBERO INSEGNARE AI NOSTRI FIGLI? CHE E' GIUSTO RIMEDIARE UN POSTO FISSO SOLO PER FREGARE LO STATO? IL GOVERNO ADOTTI LE OPPORTUNE PRECAUZIONI E TUTELI LE FAMIGLIE PRIMA DI PROVOCARE UN DISASTRO!
da www.ilgiornale.it
La scuola riparte nel caos: decine di insegnanti malati
Inizia l'anno e molti docenti hanno già chiesto un periodo di congedo Scontro sul sistema delle graduatorie. Salvini: «Lombardia penalizzata»
La questione sulle nuove assunzioni nel mondo della scuola continua. Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, lancia la campagna contro chi cerca solo il posto fisso e non il lavoro, problema già evidenziato prima dal Giornale e poi da Repubblica : «Bisogna tornare al sistema precedente di assunzioni su base provinciale: su 174 neoassunti in provincia di Milano, 174 vengono da altre zone - ha attaccato - questa è la dimostrazione del fallimento della politica scolastica di Renzi, perché così si penalizzano sia i lombardi che chi ha deciso anni fa di spostarsi in Lombardia e aspettare il suo turno». Le scuole, inoltre, non sono nemmeno cominciate e sono già decine le richieste di periodi di malattia o di poter assistere un parente disabile: «Ho parlato con il Provveditore e come Lega chiederemo la verifica a tappeto su tutti quelli che hanno presentato richieste del genere, anche perché non si tratta di un problema solo della scuola: per gli infermieri e per i vigili del fuoco in Lombardia siamo costantemente sotto organico perché le persone arrivano qui e, dopo il periodo minimo di attesa, chiedono il riavvicinamento, spesso in regioni del sud, ma se avevi il parente disabile a Crotone lo sapevi pure prima».
Per ottenere il ritorno al modello precedente le camicie verdi hanno pronte le richieste su carta per Camera, Senato e Regione. Tra le altre, ha specificato Massimiliano Romeo, consigliere leghista in Regione, «chiediamo che vengano ristabiliti una volta per tutte i 5 anni di permanenza nella provincia di prima nomina di ruolo, il tutto finalizzato a garantire la continuità didattica».
Sulla scuola comunque il problema è più sentito perché, quest'anno in particolare, c'è il rischio di centinaia di cattedre vuote: sono talmente tanti quelli che tentano di usufruire delle comodità date dal posto fisso, che non si sa nemmeno se si troveranno abbastanza supplenti.
E non è nemmeno un problema solo di chi viene da altre regioni, è proprio il settore scolastico a essere usato come ammortizzatore sociale: «Ieri ci sono state le convocazioni per il codice Z43, cioè gli insegnanti di italiano per le medie, in tutto 300 e se ne sono presentati 2 di cui ha scelto un posto soltanto uno - racconta Massimiliano Sambruna della Cisl - e questi sono gli ultimi della graduatoria a esaurimento, quindi quelli iscritti da anni non gli ultimi arrivati, io mi chiedo: se possono rifiutare il lavoro cos'è ne hanno un altro? E se anche così non fosse, non è possibile studiare degli strumenti per cui se rifiuti il posto, poi non puoi rientrare subito in graduatoria? Perché l'insegnamento deve essere una scelta seria, non un ripiego, bisogna mettere dei limiti». A rispondere a Salvini, il segretario del Pd lombardo Alessandro Alfieri: «Lui specula sulle preoccupazioni di genitori e studenti», intanto il governo Renzi «investe sulla scuola».
Il segretario del Pd sottolinea che «il governo ha deciso di assumere 150mila insegnanti perchè vuole investire sulla scuola e ridare dignità a queste persone. Iniziativa che Salvini ha commentato ironicamente: «Solo 150mila? Allora io rilancio, facciamo un milione»."""""""""
Inizia l'anno e molti docenti hanno già chiesto un periodo di congedo Scontro sul sistema delle graduatorie. Salvini: «Lombardia penalizzata»
La questione sulle nuove assunzioni nel mondo della scuola continua. Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, lancia la campagna contro chi cerca solo il posto fisso e non il lavoro, problema già evidenziato prima dal Giornale e poi da Repubblica : «Bisogna tornare al sistema precedente di assunzioni su base provinciale: su 174 neoassunti in provincia di Milano, 174 vengono da altre zone - ha attaccato - questa è la dimostrazione del fallimento della politica scolastica di Renzi, perché così si penalizzano sia i lombardi che chi ha deciso anni fa di spostarsi in Lombardia e aspettare il suo turno». Le scuole, inoltre, non sono nemmeno cominciate e sono già decine le richieste di periodi di malattia o di poter assistere un parente disabile: «Ho parlato con il Provveditore e come Lega chiederemo la verifica a tappeto su tutti quelli che hanno presentato richieste del genere, anche perché non si tratta di un problema solo della scuola: per gli infermieri e per i vigili del fuoco in Lombardia siamo costantemente sotto organico perché le persone arrivano qui e, dopo il periodo minimo di attesa, chiedono il riavvicinamento, spesso in regioni del sud, ma se avevi il parente disabile a Crotone lo sapevi pure prima».
Per ottenere il ritorno al modello precedente le camicie verdi hanno pronte le richieste su carta per Camera, Senato e Regione. Tra le altre, ha specificato Massimiliano Romeo, consigliere leghista in Regione, «chiediamo che vengano ristabiliti una volta per tutte i 5 anni di permanenza nella provincia di prima nomina di ruolo, il tutto finalizzato a garantire la continuità didattica».
Sulla scuola comunque il problema è più sentito perché, quest'anno in particolare, c'è il rischio di centinaia di cattedre vuote: sono talmente tanti quelli che tentano di usufruire delle comodità date dal posto fisso, che non si sa nemmeno se si troveranno abbastanza supplenti.
E non è nemmeno un problema solo di chi viene da altre regioni, è proprio il settore scolastico a essere usato come ammortizzatore sociale: «Ieri ci sono state le convocazioni per il codice Z43, cioè gli insegnanti di italiano per le medie, in tutto 300 e se ne sono presentati 2 di cui ha scelto un posto soltanto uno - racconta Massimiliano Sambruna della Cisl - e questi sono gli ultimi della graduatoria a esaurimento, quindi quelli iscritti da anni non gli ultimi arrivati, io mi chiedo: se possono rifiutare il lavoro cos'è ne hanno un altro? E se anche così non fosse, non è possibile studiare degli strumenti per cui se rifiuti il posto, poi non puoi rientrare subito in graduatoria? Perché l'insegnamento deve essere una scelta seria, non un ripiego, bisogna mettere dei limiti». A rispondere a Salvini, il segretario del Pd lombardo Alessandro Alfieri: «Lui specula sulle preoccupazioni di genitori e studenti», intanto il governo Renzi «investe sulla scuola».
Il segretario del Pd sottolinea che «il governo ha deciso di assumere 150mila insegnanti perchè vuole investire sulla scuola e ridare dignità a queste persone. Iniziativa che Salvini ha commentato ironicamente: «Solo 150mila? Allora io rilancio, facciamo un milione»."""""""""
giovedì 11 settembre 2014
venerdì 5 settembre 2014
“BLOCCO CONTRATTUALE” PER GLI STATALI FINO AL 2015: DOV'E' LA NOTIZIA?E' UN' ALTRA: FINO A IERI GLI STATALI ERANO PRESI PER IL CULO DIRETTAMENTE DAI GOVERNI. ORA NON PIU': CI PENSERANNO GLI “UOMINI IN DIVISA”.
Ci eravamo dimenticati dell'esistenza
dei Sindacati del lavoro pubblico. Non si sentivano più in giro.
Poi, all'improvviso una non notizia (il blocco degli aumenti, se
ricordate (DEF aprile 2014), è quasi sicuro fino al 2020 per motivi
di finanza pubblica) ha fornito nuovo materiale per i quotidiani di
gossip politico.La ragione è semplice: di cosa si sarebbero
altrimenti occupati nei prossimi 6 anni i sindacati?come noto, Renzi
ha cambiato stile. Non più tavoli e consultazioni coi sindacati ma
richiesta diretta ai lavoratori di pareri e proposte. Volontà di
eludere ed elidere i corpi intermedi? No, semplicemente non perdere
tempo e non farsi deviare dai corpi morti più o meno intermedi, più
o meno rappresentativi.Divertente. Gli hanno obbiettato che con le
riforme istituzionali non si mangia e lui reagisce rifiutandosi di
masticare carne defunta. Ovviamente è partita la rituale
proclamazione di preavvisi di sciopero la quale però è stata
immediatamente sovrastata da un pronunciamento golpista e fascistoide
di sindacati e Cocer degli uomini in divisa. Che tra parentesi (e
neanche tanto) minacciano , di fatto, di violare la Costituzione ,
dato che ci risulta che determinate categorie di servitori dello
Stato non abbiano diritto di sciopero. E di operare una grande
mistificazione, visto che si tratta di categorie lasciate fuori dalla
contrattualizzazione del pubblico impiego.Ricordate gli applausi agli
agenti inquisiti per gravi reati durante un congresso di un sindacato
autonomo di polizia? Altro che le patetiche banane di Tavecchio...E
qui ,sorpresa: è stata pubblicizzata una immediata disponibilità
all'incontro, seppure scevra da tentazioni di cedere al ricatto.
Anche i sindacati del lavoro pubblico erano stati incontrati, ma solo
dalla Madia e non personalmente da Renzi e con modalità sbrigative e
disillusorie. Gli uomini in divisa invece no. Saranno ricevuti
“personalmente” dal Premier e non solo e tanto dai vari Ministri
competenti.Questa disponibilità temperata dalla contestuale
sottolineatura che cinque polizie sono comunque troppe. Come dire:
venite pure alla riunione, anche in divisa ma attenti a quello che
dite e a dove vi sedete perchè potrebbero esserci anche per voi dei
bei forbicioni di cottarelliana fattura pronti a stagliuzzarvi le
gallonate chiappe.Beh, tutt'altra grinta rispetto alla reazione di
maniera di Alfano che l'immaginario collettivo pensa afflitto e
impaurito dalla possibilità che un bel giorno la sua scorta si
rifiuti di accompagnarlo al “lavoro”.Era aperto un tavolo presso
il suo Dicastero proprio su questi temi ma evidentemente (era
successo nei giorni scorsi anche nei suoi colloqui-bidone con le
autorità europee sulla questione Frontex) il piglio autorevole è
ancora un limite del politico che tuttavia si applica molto pur senza
immediati risultati.
Ma il dato fondamentale è che questa
differenza di trattamento tra statali e uomini in divisa (un vero e
proprio schiaffo, altro che le vignette di brunettiana memoria) è la
definitiva sepoltura di ogni e qualsiasi speranza per i lavoratori
pubblici non in divisa. Una certificazione crudele dell'inutilità
della Pubblica Amministrazione così come oggi si configura in
Italia. Quando i Sindacati pubblici urlano, imprecano e propongono lo
sciopero generale, vi prendono quindi per il culo.Il Governo
giustifica tale situazione col fatto che una comunità con un milione
di disoccupati ha altre priorità e altre urgenze. Le risorse sono
limitate e occorre fare delle scelte.Come avviene quando una
autoambulanza deve scegliere a chi prestare prima le cure, nel caso
abbia davanti più feriti.Si dice: non è vero. Le risorse per
“curare” anche gli altri ci sarebbero ma non c'è la volontà
politica di reperirle.In particolare si evoca la triade “evasione
fiscale,società partecipate, corruzione”. Questo governo è in
carica da 6 mesi, i suoi ministri sono giovani o per lo più estranei
o ininfluenti rispetto agli assetti politici precedenti. Hanno
promesso di mettere le mani in quelle tre problematiche e qualcosa,
in 6 mesi, hanno iniziato a fare. Se tra 1000 giorni riusciranno a
tener fede agli annunci bene. Altrimenti Renzi vedrà dissolversi il
suo 40% e al governo avremo Grillo o il Centro Destra o addirittura
avremo la Troika a comandare sull'economia italiana.La domanda allora
è: era ed è possibile entro dicembre (tra 3 mesi) far saltar fuori
da “evasione fiscale,società partecipate, corruzione” i miliardi
per aumentare di 100 euro al mese lo stipendio di tutti gli
statali?Perchè di questo tipo di aumento si tratterebbe. Ci sembra
improbabile. E allora di cosa stiamo parlando? Le risorse per le
150.000 assunzioni nella scuola (non immediate ma a partire dal
settembre 2015 e diluite in tre anni) verranno dalla Spending Review,
se riuscirà. Taglio del 3% a tutti i Ministeri di spesa. Tagli
lineari (obbligati, come più volte solo noi abbiamo sostenuto,
perchè i tagli mirati non sono attuabili in un paese di lobby e
mafie come l'Italia). Apriti cielo!“evasione fiscale,società
partecipate, corruzione”: in aggiunta ai soldi per gli aumenti
degli stipendi pubblici dovrebbero vedere il recupero di risorse
anche per le assunzioni degli insegnanti precari. Se fosse questione
di sola volontà politica (e non invece come pensiamo noi di
oggettiva impossibilità tecnica di ottenere risultati a breve
termine in una situazione tipica di buoi scappati) qualcuno ci sa
indicare quale schieramento politico realisticamente, vincendo le
elezioni, avrebbe potuto, potrebbe o potrà in tre mesi tirar fuori
tutte queste risorse? Ma siete sicuri che ancora in Italia vi siano
tutti questi soldi o che invece non siano stati già portati
altrove?Non credete che la risposta non sia nel passato ma nel
futuro, nel riorganizzare il Fisco,i Servizi Pubblici e gli appalti
pubblici?e soprattutto, in misure shock, immediate, per fronteggiare
l'emergenza occupazionale non con assunzioni pubbliche ma mettendo le
imprese in condizione di lavorare in Italia? Ma i Sindacati del
Pubblico Impiego si accontenterebbero di meno: che la Corte
costituzionale dichiari illegittimo il blocco dei contratti (e poi,
da dove uscirebbero fuori i soldi?) e che riesca uno sciopero
generale, cioè che ogni lavoratore butti via una giornata di
retribuzione, equivalente a una frazione mensile dell'aumento
contrattuale, facendo risparmiare il governo, come tutti sanno. Anzi,
potrebbe essere una idea: un mese di sciopero generale (d'accordo col
Governo). Col risparmio il Governo potrebbe rinnovare i contratti,
concedere gli aumenti, far vincere politicamente i sindacati. Solo
che il singolo lavoratore alla fine dell'anno si troverebbe con lo
stesso reddito di prima.O forse non sciopererebbe nessuno, cercando
di fregare i colleghi costruendosi un aumento col sacrificio altrui.
Ma a parte questi scenari tragicomici,
è l'inadeguatezza politica dei sindacati che fa piangere. I
Sindacati dovrebbero essere i primi sostenitori dei tagli e delle
riforme perchè gli sprechi sono contro i lavoratori, così come una
PA inefficiente. I sindacati della scuola dovrebbero porre il
problema del numero eccessivo degli insegnanti , nonostante queste
150.000 annunciate assunzioni e sostenere una vera riforma che porti
la scuola italiana all'altezza degli standard europei.
Ma anche sugli uomini in divisa questa
bagarre sta occultando alcune questioni di fondo.Una sola Polizia al
posto di cinque, l'aumento degli stipendi ai poliziotti
ridimensionando quelli dei dirigenti di polizia, la costruzione di
nuove carceri, l'adozione di un modello all'americana relativamente
al diritto del cittadino di armarsi. In Italia c'è troppa polizia .
Ridurre il numero,pagarli meglio, educare il cittadino alla difesa
personale.Non c'è sicurezza, è un fatto incontestabile. Se il
cittadino potesse proteggersi da solo, minacce incostituzionali di
sciopero delle forze dell'ordine sarebbero irrilevanti.Come al solito
in Italia vi sono categorie che cercano di approfittare di ritardi
dello Stato.
Analogamente per la difesa. Nella quale
albergano ancora troppi papaveri, imboscati e parassiti.Vedremo se
effettivamente questi soldi saranno stati in questi decenni ben spesi
quando , come sta accadendo ora, prenderà corpo il rischio di
attentati terroristici interni, o di attacchi da sud o da est da
parte di fondamentalisti e tagliagole. Il cittadino italiano medio è
concretamente oggi in grado, in caso di necessità, di difendere sé
stesso, la sua Famiglia e la Patria imbracciando un' arma, al pari di
quanto avviene in altri paesi?PA, Scuola, Difesa: la domanda è
sempre la stessa. Si tratta di organizzazioni efficienti?Utili?Che
giustifichino il carico fiscale sui cittadini?Il problema, come si
vede, è un po' più complesso e grave dei 100 euro in più nello
stipendio e dell'appartenenza o meno al ceto medio di chi lavora in
questi settori.
Così come, parlando della riforma
della PA, dobbiamo decidere se perdere ancora tempo dietro a sogni
irrealizzabili come si è fatto negli ultimi 40 anni o se è arrivata
ora di intraprendere altre strade .La lotta all'evasione fiscale
(fenomeno storicamente speculare e legato, non dimentichiamolo,
all'indebitamento pubblico e alle assunzioni clientelari soprattutto
a beneficio del Mezzogiorno nella Pubblica Amministrazione) è
fallita perchè è il sistema fiscale che ha assunto caratteristiche
demenziali. L'idea della Flat Tax è ottima e a chi obbietta la
violazione del principio di progressività (obiezione a cui già
qualificati esperti hanno replicato ipotizzando correttivi sul piano
della modulazione diversificata delle detrazioni) ripetiamo quanto
affermato relativamente all'adozione dello Spoils-System per i
dirigenti pubblici: è una buona occasione per cambiare la
Costituzione. Le conseguenze, relativamente al futuro dell'Agenzia
delle Entrate e ai concorsi per dirigenti, sono ovvie, dal nostro
punto di vista. Certo, se ciò si realizzasse crollerebbe tutto un
mondo di commercialisti, tributaristi, dirigenti-funzionari che
arrotondano da consulenti, sindacati che hanno alimentato contenziosi
giudiziari,corruzione, ecc. Tra non molto i dirigenti scolastici
decideranno sugli scatti di merito degli insegnanti. Bene, era ora.
Però non basta. Occorrerà che entrambe le figure si aggiornino e
riqualifichino (sì, proprio come si fa con il vecchiume nei centri
storici). E lo stesso nella amministrazione della giustizia. Solo
noi, francamente, abbiamo sempre sostenuto che la riorganizzazione di
quel personale è indispensabile. Ma soprattutto la digitalizzazione
accompagnata dal blocco del turn over. Il futuro è nella diminuzione
del personale in tutta la PA attraverso un utilizzo oculato
dell'informatica e un conseguente risparmio.E se ciò provocasse la
riduzione del numero dei tesserati ai Sindacati, chissenefrega,
meglio così che pesare sull'esistenza dei cittadini.. Se (e non
siamo d'accordo) gli 80 euro vengono considerati una elemosina, cosa
sarebbero invece 100 euro di aumento contrattuale, una botta di
vita?Ma non fateci ridere!Anche qui, è ora di innovare. Guardare in
faccia alla realtà. Chi non è d'accordo in teoria su un aumento di
stipendio a favore di un onesto lavoratore pubblico? Tutti lo siamo.
Ma occorre vedere se ci sono i soldi e se quelli previsti in futuro
siano probabili e veri.L'Italia è un Paese in cui occorre che si
riprenda a creare ricchezza.Se gli espropri proletari non si
realizzano neppure a Cuba o in Cina ci sarà un motivo. E quindi è
difficile che si realizzino in Italia con patrimoniali o prelievi
notturni alla Giuliano Amato o massacrando i proprietari di immobili.
Occorre una giustizia e una equità retributiva, certamente. Ma in
nessun paese del mondo uno si arricchisce facendo l'impiegato
statale. Se, come legittimo, un dipendente pubblico ambisce a
guadagnare di più è giusto , come avviene ora , che lavori in nero
(o peggio, vada in cerca di bustarelle) o non sarebbe meglio che alla
luce del sole, in deroga al principio di esclusività, gli fosse
consentito, pagando le tasse, di fare un secondo lavoro nel privato
o, ancor meglio, di guardarsi intorno e cercare di diventare
imprenditore, lasciando la PA? Avendo veramente più soldi in tasca
da spendere per sostenere consumi e domanda interna?La
Costituzione'Cambiamola, no?Le riforme a che servono, se non a vivere
meglio?La contrattazione pubblica? Ricordate? Solo noi avevamo detto
che era una cagata pazzesca (e, non a caso, nel Pubblico Impiego, le
categorie “forti” se ne sono tirati fuori...).Abbiamo fiducia che
l'Italia emersa dalle recenti elezioni europee abbia colto queste
esigenze e che sosterrà scelte coraggiose e ineludibili. Solo una
richiesta facciamo a Renzi: accelera su riforma fiscale e del lavoro,
perchè è questo che veramente interessa alla gente.
lunedì 28 luglio 2014
22 MAGGIO 2014: DOPO I FATTI DI CASALNUOVO (NA) IL COMPAGNO POLETTI, MINISTRO DEL LAVORO, BACIO' APPASSIONATAMENTE UN ISPETTORE DI LUNGO CORSO, A NAPOLI, AL TERMINE DI UN BELLISSIMO DISCORSO. SOTTO LO SGUARDO ECCITATO DEL SEGRETARIO GENERALE. SEMBRAVA AMORE SENZA FINE E INVECE...ANCORA NON C'E' STATA CONSUMAZIONE! ANZI...
L'avevamo detto. Gli Ispettori del Lavoro avrebbero dovuto, la scorsa primavera, cogliere la palla al balzo. Schierarsi non contro ma con il popolo e rivoltare il Ministero del Lavoro come un calzino. Non l'hanno fatto . Si sono accucciati invece ai piedi di una dirigenza che li ha sempre mal sopportati, essendo da anni più in sintonia con i consulenti del lavoro, che ne ha tratto spunto per regolare vecchi conti (con l'aiuto – a cadere – dei sindacati ministeriali).
Cosa avevano chiesto gli ispettori del lavoro?
Di avere risposte veloci. Infatti, se va bene, se ne parlerà a settembre – 5 mesi dopo -(ma avrà il tempo il Ministro, più preoccupato di intraprendere azioni per aumentare i posti di lavoro e di pagare le CIG in deroga, di occuparsi di ispettori presi a calci in culo da datori e lavoratori in quei pochi posti in cui ancora si sta lavorando?).
Di mettere gli ispettori nelle stesse condizioni operative del resto della Polizia Giudiziaria (riguardo alle banche dati, per esempio). Possibile secondo loro con poca spesa. Pia illusione, perchè nella dirigenza non sono nati ieri e sanno benissimo che certi “riconoscimenti” sono stati sempre storicamente utilizzati per chiedere avanzamenti di carriera e di retribuzione. E che scherziamo (pensano loro). A noi dirigenti arrivano le martellate di Renzi e i ridimensionamenti e a questi qui , nostri sottoposti da sempre, gli diamo i pennacchi per poi farli guadagnare quasi quanto noi?
Sembra che si vada verso l'Agenzia Unica ispettiva, a settembre, nell'ambito della ennesima riforma del lavoro. Gli ispettori del Ministero del lavoro stanno sentendo puzza di bruciato, ma non hanno capito ancora da dove viene. Glielo spieghiamo noi. I dirigenti del Ministero del Lavoro puntano a traslocare nella nuova struttura, più agile e funzionale, recuperando come manovalanza il personale ispettivo degli istituti previdenziali e gli ispettori di più recente formazione ,quelli più giovani, reclutati col più recente concorso e “predestinati” a dire di chi studia le statistiche dei cognomi. Gli altri, gli ispettori più stagionati? Nella bad company rimanente, ossia il vecchio Ministero, destinato , come Chernobyl, a racchiudere le scorie dell'Amministrazione e a essere insaccato nel cemento armato per i prossimi secoli, fino ad esaurimento .
Ci hanno provato, eroicamente, gli ispettori del lavoro a reagire al momento difficile. Galvanizzati dal bacio hanno provato, alcuni, a serrare i ranghi, a fare il loro dovere, a mettere in campo tutta la loro professionalità, a tornare a presidiare i territorio. Risultato: quelli (tanti) con diploma di perito industriale o geometra sono stati presi semplicemente a schiaffoni (cioè hanno preso il resto) quelli più bravi , magari laureati, stanno avendo a che fare con gli avvocati delle aziende che li hanno citati per risarcimento danni. Ovviamente la copertura legale, nella PA, è solo per i dirigenti. I funzionari, solitamente, si pagano l'avvocato da soli, magari vendendosi la casa su cui stanno pagando il mutuo. Vecchia storia questa. Ma non se ne esce: vogliamo scherzare, pensando che i dirigenti ministeriali vogliano condividere questo loro antico ma apprezzato privilegio?Direbbero: si, stiamo tutti sulla stessa barca , ma fino a un certo punto...
Infine, altra annosa questione, quella dell'utilizzo della propria auto per svolgere l'attività ispettiva. Fino a ieri cosa accettata di buon grado, per la possibilità di incrementare le entrate con i rimborsi, oltre che con le indennità di missione. Ora però le cose stanno cambiando. I lavoratori e i datori di lavoro più focosi hanno cominciato a sfasciare le macchine degli ispettori, non coperte da specifica tutela assicurativa – se non addirittura a prendere i numeri di targa per vendette trasversali-(col risultato che il povero ispettore in un colpo solo si vede portata via la casa per pagarsi le spese legali e la macchina incendiata da una “utenza” non molto soddisfatta). E L'Amministrazione, unica richiesta guarda caso subito accolta, in attesa dell'Agenzia Unica è intenzionata a far lavorare gli ispettori, sic et simpliciter, in maniera generalizzata, anche su turni di sera e di notte. E qui cominciano le ribellioni Collettive, organizzate e mirate a una riforma, come si dice, “condivisa”? Macchè: individuali e minimaliste. In sintesi: io a fare ispezioni di notte con la macchina mia? Col cavolo, ci vada qualcun altro.Anzi, rinunciamo pure ai soldi recuperati dalle sanzioni , basta che ci lasciate in pace.E che faranno gli amici dirigenti? Diranno al Ministro: facciamo al più presto l'Agenzia e questi pesi morti qui lasciamoli al loro destino nella bad company. Altro che aumenti, altro che nuovi poteri, altro che nuova dignità! Come prevedibile, l'infinito tavolo tecnico sull'attività ispettiva verrà superato, tra molti mesi, da decisioni del governo prese (speriamo) senza ascoltare troppo chi (alta dirigenza, sindacati, “tecnici”) da un decennio gestisce e organizza questo carrozzone con i risultati riscontrabili da tutti.
Ai lavoratori del Ministero diciamo che ormai è troppo tardi per recuperare l'ignavia di un decennio. Speriamo solo che Renzi, Poletti e Madia decidano in maniera illuminata, mandando a casa una alta dirigenza dimostratasi scarsa e puntando da subito a mandare in strada, sul territorio e nelle aziende , quanta più forza ispettiva possibile, colpendo gli imboscati.Questo corpo ispettivo dimostri di meritare lo stipendio e i più bravi vengano premiati adeguatamente. Riguardo ai poteri degli ispettori, lo abbiamo già detto. L'impunità dei facinorosi nel mondo del lavoro ricorda quella che una volta c'era negli stadi. Occorre recuperare serietà. Adottiamo in Italia le stesse regole severe di tutela del lavoro che ci sono in Germania. Siamo convinti che basti, per iniziare. Più intelligence e tecnologia nella vigilanza sul lavoro, meno discrezionalità, meno leggi, verbali ed interpelli ad aziendam da parte di una burocrazia ministeriale trasformatasi negli anni in una tragicomica macchietta. E se del personale dovesse “avanzare”, chiudere i carrozzoni e mobilità a volontà verso altre amministrazioni più oberate di lavoro.
sabato 12 luglio 2014
COOPERATIVE: LE DIECI DOMANDE DELL'AGL AL GOVERNO-RENZI
DAL SITO DEL QUOTIDIANO “IL GIORNO”
Pagamenti in nero a oltre mille dipendenti, scatta la maxi inchiesta della Finanza
Quattro indagati. Dipendenti che neppure sapevano di essere soci della coperativa per cui lavoravano. Secondo le accuse sarebbero stati pagati stipendi in nero per 4,5 milioni di euro IL VIDEO DELL'OPERAZIONEdi Fabrizio Lucidi
Lodi, 12 luglio 2014 - Bufera su una importante ditta di logistica della Bassa Lodigiana. Nel mirino, due delle cooperative che lavorano all'interno dello stabilimento, a Somaglia. L'inchiesta della Guardia di Finanza è nata nel 2013, dopo una raffica di scioperi degli operai licenziati dopo la sostituzione di cooperative all'interno del polo logistico. Al tempo, alcune sigle sindacali avevano denunciato irregolarità subite da alcuni lavoratori.
Così, le fiamme gialle hanno voluto vederci chiaro creando una task force investigativa composta da militari del Nucleo di Polizia tributaria e della Compagnia di Lodi, supportata da elementi scelti del Comando provinciale. Quindi, sono scattati pedinamenti e l'audizione riservata di decine di dipendenti delle cooperative; in parallelo, sono state disposte indagini bancarie e i militari sono entrati in forze, più volte, nello stabilimento sia per sequestrare i documenti sia per testare la validità delle risultanze investigative.
Risultato? Le fiamme gialle hanno scoperto “che molti lavoratori non sapevano di essere formalmente soci della cooperativa che li pagava - fa sapere il Comando - Anomalie che potrebbero configurare gravi ipotesi di reato a carico dei responsabili anche occulti delle apparenti cooperative: emissione di documenti falsi, truffa aggravata ai danni dello Stato”. Tutti fatti segnalati alla Procura. Documenti falsi, perché le cooperative avrebbero emesso a favore dei “dipendenti” buste paga riportanti trasferte in realtà mai avvenute. Tutto – secondo l'accusa – per evitare di pagare le tasse. Chi, fra i lavoratori, si rifiutava si sottostare a queste decisioni sarebbe stato messo all'indice con l'assegnazione dei lavori più pesanti e l'impossibilità di fare ore di straordinario per incrementare lo stipendio.
Un sistema che – secondo le Fiamme Gialle – avrebbe goduto di impensabili connivenze da parte di alcuni sindacalisti. I formali rappresentanti delle due cooperative (entrambi indagati) avrebbero inoltre ottenuto l'ammissione alla cassa integrazione in deroga per decine di migliaia di ore di lavoro facendo figurare difficoltà economiche che in realtà non c'erano. Perché con quegli stessi soldi pubblici incassati, gli imprenditori avrebbero pagato il lavoro svolto dai dipendenti. Secondo i calcoli della Guardia di Finanza, in questo caso fra il 2010 e il 2013 le aziende avrebbero pagato 4,5 milioni di euro in stipendi in nero, proprio per non far risultare che in realtà le commesse e i carichi di lavoro si erano mantenuti stabili. In altre parole, le coop erano tutt'altro che in crisi,. Eppure, con artifizi contabili e manovre spregiudicate, avrebbero incassato i soldi pubblici della cassa integrazione. Una delle due cooperative aveva perfino ottenuto l'accesso a un finanziamento da 180mila euro da parte della Regione Lombardia per un progetto a beneficio del benessere dei dipendenti, senza però averne i requisiti. Ora sono in corso gli approfondimenti da parte della Procura di Lodi, che ha già iscritto sul registro degli indagati quattro persone. """""""""
LE DIECI DOMANDE DELL'AGL AL GOVERNO-RENZI
- PERCHE' SOLO GDF E CARABINIERI SONO CAPACI DI CONTRASTARE IN ITALIA LE FALSE COOPERATIVE? E Il MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO? E LE REGIONI? E I SERVIZI ISPETTIVI DEL LAVORO?COSA FANNO DA ANNI?
- LE COOPERATIVE PAGANO OGNI DUE ANNI ALL'ERARIO O ALLE CENTRALI COOPERATIVE UN ONEROSO “CONTRIBUTO BIENNALE DI REVISIONE”. IN CAMBIO, DOVREBBERO ESSERE VISITATE PERIODICAMENTE DA UN ISPETTORE VERO.LO STATO REVISIONA SOLO IN MINIMA PARTE LE SUE COOPERATIVE, LE CENTRALI CONTROLLANO “AMICHEVOLMENTE” LE LORO. SE QUESTI SONO I RISULTATI, CI DOMANDIAMO: DOVE SONO FINITI I SOLDI PAGATI DALLE COOPERATIVE E OGGI NON E' MEGLIO CHE QUESTI SOLDI RIMANGANO ALLE COOPERATIVE?
- COME E' POSSIBILE CHE, RELATIVAMENTE ALLE REVISIONI DELLE CENTRALI COOPERATIVE (SOGGETTI PRIVATI) I CONTROLLORI (LE ASSOCIAZIONI COOPERATIVE) COINCIDANO CON I CONTROLLATI (LE COOPERATIVE ASSOCIATE)?
- NEL MONDO COOPERATIVO SONO ATTIVI SINDACATI GIALLI, I CUI CAPI CONTATTANO I PRESIDENTI, VENDONO LORO PACCHETTI DI TESSERE DEL LORO SINDACATO, TESSERE CHE SONO PAGATE DAI DATORI DI LAVORO E ATTRIBUITE AI LAVORATORI STESSI SPESSO A LORO INSAPUTA, ALLO SCOPO DI POTER APPLICARE CONTRATTI PIRATA ED ESTROMETTERE I SINDACATI VERI DALLE TRATTATIVE E RAPPRESENTANZE AZIENDALI. LO STATUTO DEI LAVORATORI VIETA CIO' . PERCHE' I SOGGETTI PREPOSTI NON SANZIONANO TALI COMPORTAMENTI?
- E' COSI' DIFFICILE ACCERTARE GLI INTRECCI DI INTERESSI TRA DIRIGENTI E FUNZIONARI PUBBLICI INFEDELI E COOPERATIVE? BASTEREBBE INCENTIVARE E PREMIARE LE DENUNCE, FONDATE, CHE PROVENISSERO DALL'INTERNO DEGLI UFFICI STESSI, NEI QUALI TUTTI SANNO TUTTO DI OGNUNO
- SI STA RIFORMANDO DA ANNI IL DIRITTO DEL LAVORO.E' COSI' COMPLICATO RIVEDERE L'ISTITUTO DELLA TRASFERTA IN MANIERA CHE NE CESSI IL GENERALIZZATO UTILIZZO FRAUDOLENTO CHE TUTTI CONOSCIAMO DA ANNI?
- LE PERSONE FISICHE CHE CREANO E SVILUPPANO LE COOPERATIVE SPURIE SONO SPESSO LE MEDESIME DA ANNI, OPERATIVE DAGLI ANNI OTTANTA. PERCHE' NON ISTITUIRE UN “DASPO” PER CHI SI SIA RESO RESPONSABILE DI TALI COMPORTAMENTI NEL MONDO COOPERATIVO?
- SE RUBO UNA MELA AL SUPERMERCATO VIENE CHIAMATO IL 113 , VENGO PRESO E SBATTUTO IN GALERA. SE SONO UN DATORE DI LAVORO CHE CON ATTI VIOLENTI (FISICI O MORALI) ROVINO DEI LAVORATORI E LE LORO FAMIGLIE, LA GIUSTIZIA MI PERSEGUE DOPO MOLTO TEMPO E HO BUONE POSSIBILITA' DI FARLA FRANCA. MA INVECE DI AVERE UN ISPETTORATO DEL LAVORO COME L'ATTUALE NON SAREBBE MEGLIO AVERE IN ITALIA UNA POLIZIA DEL LAVORO VERAMENTE CAPACE DI UN PRONTO INTERVENTO?
- GLI INVESTITORI STRANIERI NON VENGONO IN ITALIA PERCHE' NON POSSONO FARE QUELLO CHE GLI PARE OPPURE PERCHE' IN ITALIA NON C'E' SERIETA' NEL MONDO DEL LAVORO E SICUREZZA IN REGOLE CHE SIANO APPLICABILI E APPLICATE?
- PERCHE' NON VENGONO IMMEDIATAMENTE CHIUSI QUEGLI ENTI BILATERALI CHE PRODUCONO E VENDONO FALSE CERTIFICAZIONI DI CONTRATTI DI APPALTO E DI CONTRATTI DI LAVORO? E' COSI' DIFFICILE INDIVIDUARLI (BASTA CHIEDERE IN GIRO)?
giovedì 10 luglio 2014
RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE:TUTTI LO PENSANO MA NESSUNO HA IL CORAGGIO DI DIRLO. COME AFFERMO' REAGAN PER GLI USA, ANCHE IN ITALIA LO STATO E' IL PROBLEMA, NON LA SOLUZIONE.L'UNICA POSSIBILITA' PER IL LAVORATORE PUBBLICO DI CONSERVARE IL POSTO DI LAVORO E DI AVERE STIPENDI PIU' ALTI E' DI CONVINCERE L'OPINIONE PUBBLICA DI SERVIRE A QUALCOSA IN UNA ORGANIZZAZIONE RINNOVATA PER FINANZIARE LA QUALE IL CONTRIBUENTE CONDIVIDA CHE VALGA LA PENA PAGARE LE TASSE. PARTIRE DUNQUE DALLA VERITA', NON DALLE MENZOGNE CHE I SINDACATI DEL LAVORO PUBBLICO STANNO PROPINANDO AI LAVORATORI E AI POLITICI, SOSTENENDO TESI INDIFENDIBILI E DESTINATE ALLA SCONFITTA. SAREBBERO DISPOSTI A MORIRE PUR DI SERVIRE FINO ALL'ULTIMO I LORO VERI PADRONI, I CATTIVI DIRIGENTI PUBBLICI , A LORO VOLTA BUONI SOLO, IN QUALSIASI STAGIONE E INDIPENDENTEMENTE DALLA BANDIERA, A PROPORSI COME ZERBINI DELLA CATTIVA POLITICA, PUR DI CONSERVARE LA PROPRIA POLTRONA LAUTAMENTE STIPENDIATA . QUANDO INVOCATE , A DIFESA DEL VECCHIO, I PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA, SIAMO SICURI CHE I POVERI PADRI COSTITUENTI SI RIVOLTANO NELLA TOMBA. VERGOGNATEVI , PARASSITI FANNULLONI. I LAVORATORI SAPRANNO, UTILIZZANDO UN BUON INSETTICIDA, LIBERARSI DI VOI PURIFICANDO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, BENE COMUNE.
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