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mercoledì 21 settembre 2016

ROBERTO FASCIANI DIRETTORE DI EUROPE CHINESE NEWS

                                a destra, la Presidente di MILAN HUAXIA GROUP, Angela Zhou

Roberto Fasciani è il nuovo Direttore di EUROPE CHINESE NEWS.

“EUROPE CHINESE NEWS” secondo il Sole 24 Ore (21. 3.2012), è “la più importante testata in ideogrammi scritta e stampata in Italia”. Fondata nel 2004, distribuita in Italia e in Europa, la pubblicazione ha anche una versione online in cinese sul sito http://www.ozhrb.eu e in inglese sul sito http://www.ihuarenbao.com/en/ . La Presidente della Società editrice è Angela Zhou, imprenditrice ben conosciuta, anche fondatrice e Presidente di MILAN HUAXIA GROUP, società a capo del gruppo HUAXIA, una delle più importanti imprese cinesi in Italia. Il suo gruppo ha interessi in molti settori fra cui: media on e offline, media center, e-commerce globale, organizzazione di eventi, studi di consulenza, import ed export di beni di lusso e di prodotti alimentari, hotel, enoteche, ristoranti cinesi e occidentali, food & beverage, catering e ospitalità, agenzie di viaggi, società di consulenza per investimenti , promotore di mostre, studi legali, società di assicurazione, centri culturali e altri modelli multi-business. MILAN HUAXIA GROUP è una delle aziende di proprietà di imprenditori cinesi più influenti in Italia e una tra le più importanti società cinesi a livello internazionale.

sabato 9 gennaio 2016

MA ANCHE CONSERVARE UN POSTO FISSO (E PERCEPIRE POI LA RELATIVA PENSIONE) AVUTO CON LA RACCOMANDAZIONE E' CONSIDERATO UN “DIRITTO ACQUISITO”?

AGL: piano piano l'opinione pubblica sta prendendo coscienza di questo scandalo tutto italiano. Occorre trovare il modo di individuare chi ha ricoperto o occupa nella PA un posto ottenuto con la raccomandazione e provvedere a sanare questa ingiustizia nella maniera più severa. Quanti stipendi e quante pensioni potrebbero essere recuperate? Tanti, probabilmente per un risparmio di miliardi di euro. Occorre avere la volontà politica e il coraggio di farlo e ovviamente apprestare gli strumenti normativi occorrenti. Incentivare la raccolta di prove, la delazione, il pentitismo. Utilizzare intercettazioni e agenti provocatori. Rischi elettorali? Una volta si, oggi più nessuno. Anzi. Il senso di oppressione che suscitano e l'arroganza che manifestano questi parassiti sono talmente diffusi che pur di premiare una politica che mettesse le mani in questo verminaio tornerebbero a votare tanti che oggi si astengono.


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LE INEFFICIENZE DELLA PA FRENANO LA RIPRESA

Il malfunzionamento della Pubblica amministrazione italiana continua ad avere “un impatto molto negativo sull’economia del nostro Paese frenandone la ripresa”.

A ricordarlo è il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo che assieme ai ricercatori  della CGIA ha raccolto ed elencato  le principali inefficienze della nostra macchina pubblica e i conseguenti effetti economici che queste criticità producono sui bilanci delle famiglie e delle imprese italiane.

In sintesi si puntualizza che:

·        i debiti della Pa nei confronti dei fornitori ammontano (al lordo della quota ceduta dai creditori in pro-soluto alle banche) a 70 miliardi di euro;

·        il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 42 miliardi di euro l’anno;

·        il peso della  burocrazia grava sulle Piccole e medie imprese (Pmi)  per un importo di 31 miliardi di euro l’anno;

·        sono 24 i miliardi di euro di spesa pubblica in eccesso che non ci consentono di ridurre la nostra pressione fiscale in media Ue;

·        gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità ci costano 23,6 miliardi di euro l’anno;

·        la lentezza della nostra giustizia civile costa al sistema Paese 16 miliardi di euro l’anno.

In relazione al fatto che queste inefficienze sono tratte da fonti statistiche diverse e che in alcuni casi i costi si sovrappongono,  non è possibile sommarne gli effetti economici.

Tuttavia, queste avvertenze non pregiudicano la correttezza del seguente ragionamento:

“E’ possibile affermare con buona approssimazione – prosegue Zabeo – che gli effetti economici derivanti dall’inefficienza della nostra Pubblica amministrazione siano superiori al mancato gettito riconducibile all’evasione fiscale che, a seconda delle fonti, sottrae alle casse dello Stato tra i 90 e i 120 miliardi di euro ogni anno. E’ altresì verosimile ritenere che se  recuperassimo  una buona parte dei soldi evasi al fisco, la nostra macchina pubblica funzionerebbe meglio e costerebbe meno.  Analogamente, è altrettanto plausibile ipotizzare che se si riuscisse a tagliare sensibilmente la spesa pubblica, permettendo così la riduzione di pari importo anche del peso fiscale, molto probabilmente l’evasione sarebbe più contenuta, visto che molti esperti sostengono che la fedeltà fiscale di un Paese è direttamente proporzionale al livello di pressione fiscale a  cui sono sottoposti i propri contribuenti”…

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Raccomandazioni, l’esercito dell’aiutino: ’20mila richieste in 12 anni da onorevole’

Il racconto di Carmine Nardone, parlamentare del Pci-Pds dal 1987 al 1999: tra preghiere di trasferimenti, promozioni, favori, esami all'università, alla porta della sua casa di Benevento bussavano in tantissimi. Un bestiario della spintarella che descrive un fenomeno tutto italiano
di Antonello Caporale | 6 gennaio 2016

Supplicanti. L’aiutino per un posto di lavoro, anzitutto. Ma anche, nella linea discendente della raccomandazione come utilità marginale e certezza sempiterna del potere che elargisce agli amici, per il trasferimento del figliolo, spesso poliziotto, dal nord al sud, o anche per la promozione del figliolo, per l’esame all’università della figliola, o soltanto per avere un favore, persino di quelli minuti e tristi. Nel fascicolo dei suoi dodici anni da parlamentare del Pci-Pds (luglio1987/aprile 1999) Carmine Nardone ha ritrovato le perorazioni, le segnalazioni, i bisogni veri e finti di una umanità sempre ricca di sofferenze, sempre in credito verso lo Stato. Molte volte purtroppo bugiarda, poche volte invece sincera. Nardone le ha contate: sono ventimila giunte a lui, a volte col suo nome associato ad altri destinatari, e le ha suddivise tra quelle buone e quelle cattive. “Il 25 per cento rappresenta denunce di abusi subiti, diritti negati, bisogni essenziali travisati o rigettati. Il restante 75 per cento invece è il sunto dell’italiano medio. Ci sono richieste di tutti i tipi, molte volte ragionevoli, altre veramente sfrontate. In quest’ultimo spicchio hanno un peso particolare i supplicanti “ossessivi”, coloro che vivevano nell’anticamera del potere.
“Io ricevevo gli elettori della mia terra, Benevento, nella federazione del Pci, com’era costume. Mi occupavo di agricoltura e dunque le visite più fruttuose erano con chi conosceva la durezza di quella fatica. Erano poveri, spesso oggetto delle angherie di un sistema che invece di sostenerne la crescita e la speranza li costringeva a produrre carte, li faceva ammattire con richieste che non capivano (memorabile un contadino che si vide autorizzato dall’Aima, l’istituto che distribuiva gli aiuti in agricoltura, all’allevamento di 6,36 vacche. Erano più di sei ma meno di sette!). Nondimeno si presentavano alcuni professionisti della raccomandazione. Facevano il giro delle quattro chiese. Frase tipica: Non ho mai chiesto niente”.
Nell’archivio di Nardone sono finite figure di ogni tipo con richieste di ogni tipo ed esiti, come vedremo, imprevedibili. “Un giorno si presenta una famigliola: marito, moglie e figlia. Chiedono a mia madre anziana di intercedere e anticipare a me la loro visita. “È brava gente, aiutali se puoi”, mi dice mamma. Li ricevo in casa e il papà mi spiega il problema: sua figlia deve affrontare un difficile esame all’università, se avessi potuto parlarne col professore… Rispondo che così avrebbero fatto del male proprio alla loro amata fanciulla, e comunque no. Prima di salutarli scambio due parole con la ragazza che sorprendentemente mi rivela di essere in imbarazzo per la sfrontatezza dei genitori. La invito a studiare e a restare tranquilla”. Passano dei giorni, mia madre mi dice che le ha appena fatto visita la coppia lasciandomi una scatola di cioccolatini, ringraziandomi perché la loro figlia ha superato l’esame. Apro la scatola e trovo delle banconote. Li convoco dicendo loro che non sarei andato dai carabinieri a sporgere denuncia ma devono ritirare immediatamente scatola e banconote e non farsi vedere più. Quella coppia nemmeno per un minuto ha immaginato che il merito della promozione fosse esclusivamente della loro figlia, frutto del suo studio. Ostinati nella fede della raccomandazione, ancor di più se benedetta dalla tangente”.
Nardone aveva un metodo infallibile per valutare la caratura della richiesta. Se era una denuncia di una sopraffazione, o l’esigenza vera di un bisogno, gli elettori venivano in gruppo. Salvo casi isolati di singoli con particolari condizioni (parente disabile, indigenza assoluta), la predizione dell’esito del colloquio atteso dipendeva spesso dal numero delle persone che entravano in stanza. Da questi colloqui sono nate 1160 interrogazioni parlamentari, di cui 350 come primo firmatario. L’angoscia quotidiana per un deputato, specialmente se del Sud, era far fronte alle richieste di trasferimento dei dipendenti pubblici. “Postini, impiegati, soprattutto poliziotti. La fila sembrava non aver mai fine. O volevano trasferirsi dal nord, alcune volte avendone titolo, molte altre no, oppure volevano entrare in Polizia, nell’Esercito, nei Carabinieri. In questo caso venivano accompagnati dai genitori o meglio, i genitori venivano in assenza del figlio per chiedere un aiuto e il posto di lavoro fisso. Bene, delle centinaia di richieste io ne ho segnata solo una che avesse davvero necessità e urgenza. Un papà aveva la figlia in stato vegetativo qui a Benevento e non riusciva a ottenere il trasferimento. Una vergogna”.
Nella top ten delle richieste Nardone iscrive quella dei poliziotti che chiedevano una spintarella per entrare nei servizi segreti. “Una vera mania”. In una terra totalmente “mastellata”, cuore degli interessi di Clemente Mastella, allora potente e incisivo portabandiera democristiano, e teatro stabile del suo elettorato, i sanniti non rinunciavano a spingersi anche nelle meno amate sponde dell’opposizione comunista. “Inauguravano l’incontro con: volevo andare da tizio, cioè un altro parlamentare, ma ho preferito voi. In realtà facevano il giro completo delle segreterie politiche, una sorta di pesca a strascico. Era il rifiuto dello Stato di diritto, e la raccomandazione veniva avanzata per soddisfare persino l’esigenza più banale: un esame diagnostico, un ricovero, un certificato al municipio. Non conoscevano altro che la questua, e non avevano altra postura che la schiena curva”. “Non ero certo il parlamentare più gettonato per questo tipo di traffici. Per impotenza o per mia scelta non importava. Questa voce almeno mi aiutava a non trovarmi frotte di supplicanti, perché nessuno vuol perdere tempo col politico che non ti aiuta. Eppure oggi mi trovo a contare le richieste ricevute: sono ventimila, uno sproposito. Una benedizione quando vedevi gente integra, e un mal di testa con quegli altri. Un’ansia, una fatica, un imbarazzo quotidiano. Posso dirlo? Un lavoro usurante”.
Da Il Fatto Quotidiano del 06/01/2016
di Antonello Caporale | 6 gennaio 2016

lunedì 4 gennaio 2016

LA FAIDA INTERNA ALL'AMMINISTRAZIONE FISCALE


AGL: si muove (benissimo) la Giustizia, Renzi abbassa le tasse e cosa succede all'interno dell'Amministrazione Finanziaria? Va avanti una pluriennale faida tra vertici (sostenuti dai sindacati compartecipi) che nominano dirigenti dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale e alcuni altri sindacati sostenuti da chi non è riuscito a diventare dirigente in questi anni che, per via solo giudiziaria (non avendo i numeri tra il personale per imporre sindacalmente un cambiamento), sabotano ogni iniziativa dei vertici volta a uscire da questo impasse.
Bello spettacolo! Soprattutto grande dimostrazione di attaccamento del personale del Fisco ai superiori interessi della Nazione!
L'ultima volta avevamo "consigliato" a Renzi, per una volta, di mettersi d'accordo con Salvini e Berlusconi per introdurre anche in Italia la Flat-Tax. Confermiamo questa nostra indicazione. Ma come cittadini e contribuenti vorremmo anche che si pensasse a mandare a casa una volta per tutte gente che da anni pensa prima ai cazzi suoi (cioè a restare dirigente o a vendicarsi per non esserlo divenuto) e poi (ma male, visti i risultati a tutti i livelli) a far bene il proprio lavoro!

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fonte: www.tiscali.it

Cassazione assolve azienda siciliana che evade l'Iva a causa della crisi

La sentenza di condanna era stata pronunciata dalla Corte di appello di Catania 

Redazione Tiscali
La Cassazione ha annullato con rinvio una condanna della Corte di appello di Catania per ommesso versamento dell’Iva del rappresentante legale di una cooperativa siciliana. Le motivazioni della Cassazione - “Serve una prova rigorosa del fatto che la violazione del precetto penale sia dipesa da un evento decisivo del tutto estraneo alla sfera di controllo del soggetto” ha scritto la Cassazione motivando la decisione.

Fallimento dell'unico cliente prima della scadenza del pagamento -

Ed in effetti gli eventi danno ragione alla cooperativa che ha visto fallire il suo unico cliente proprio nell’imminenza della data di scadenza del pagamento delle imposte. Per la Cassazione “la Corte di appello di Catania ha mancato del tutto di valutare la specifica situazione che ha causato il dissesto dell’impresa”.

Caso classificabile come "evasione di sopravvivenza" - Ora la causa tornerà al tribunale di Catania per una nuova valutazione complessiva. La cronaca economica di questi ultimi anni ha portato alla ribalta diversi di “evasione di sopravvivenza”. Nel caso in questione la cooperativa ha preferito utilizzare le scarse risorse finanziarie a disposizione per pagare gli stipendi di Natale dei dipendenti.

Una buona notizia in un Paese "malato" di tasse - In un Paese come l’Italia flagellato da un lato da una diffusa evasione e dall’altro da una oppressione fiscale dello Stato nei confronti di chi le tasse le paga, ogni tanto arriva anche qualche notizia che lascia sperare in un futuro diverso.

mercoledì 30 dicembre 2015

GRAZIE ARAN PER AVERCELO DETTO SOLO ORA!


 AGL: ringraziamo l'ARAN per averlo reso noto dopo l'approvazione della Legge di Stabilità 2016! Con i cessi di sindacalisti di cui siamo dotati in Italia, soprattutto nel Pubblico Impiego, sebbene pagati ogni anno da ognuno di voi lavoratori iscritti minimo 150 euro all'anno di trattenute, se la notizia fosse stata data prima, avrebbero trovato il modo di farvi togliere altri soldi dal governo! 
Invece di andare a rompere le scatole alla Consulta e alla Corte Europea di Giustizia non sarebbe stato meglio partecipare a un serio processo di riforma dall'interno della PA, come sindacati, invece di impuntarsi come i somari? Se nessuno vi ascolta forse è perchè quanto dite non vale nulla, ci avete mai riflettuto sopra?

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fonte: www.ansa.it

P.a: Aran, giù stipendi ma in decennio pre-blocco +40%

Tra il 2010 e il 2014 retribuzioni di fatto pro-capite -1% 

Le retribuzioni pro-capite di fatto nel pubblico impiego sono scese di circa l'1% da quando è iniziato il blocco contrattuale, ma se tra il 2010 e il 2014 la dinamica cumulata è stata "negativa", nei "dieci anni precedenti si è registrato un incremento attorno al 40%". Così l'Aran, nel suo ultimo rapporto.

venerdì 18 dicembre 2015

DROGHE: RILANCIARE LA STRATEGIA ANTIPROIBIZIONISTA

AGL: solo la depenalizzazione del consumo ed una regolamentazione della produzione e vendita possono impensierire i grandi interessi criminali che raccolgono miliardi di euro. Il proibizionismo fa la fortuna dei narcotrafficanti e  i tossicodipendenti andrebbero trattati come malati e riforniti della droga gratuitamente, da parte dello Stato.Pensare di affrontare e risolvere questo problema in Italia solo con i magistrati e la polizia,  non ci ha risolto e non ci risolverà il problema . La cosa giusta è sottrarre e non solo contrastare l’infinita risorsa economica garantita dallo spaccio delle droghe, specie oggi cocaina e cannabis.
Se lo Stato producesse in proprio hashish e marijuana, oltre a garantire i nostri tossicodipendenti avremmo a disposizione quelle risorse economiche che oggi sottraiamo alle nostre forze dell’ordine, assicurandole invece alle mafie che, per mantenere questa ricchezza infinita, uccidono ogni giorno E’ giunta l’ora non della legalizzazione, ma della depenalizzazione delle droghe, spostando gran parte delle conseguenze punitive dell’uso di stupefacenti sul piano amministrativo e non penale.

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fonte: www.ansa.it



Spaccio droga Torino, bimbo assiste buco

Indagine carabinieri, 14 arresti e 5 misure cautelari

Un bimbo di pochi mesi in passeggino davanti al padre tossico che si 'buca': c'è anche questa immagine choc tra quelle riprese dai carabinieri nel corso di una indagine sullo spaccio di droga a Torino che ha portato a 14 arresti e cinque misure cautelari. L'indagine, in corso da giugno, ha portato alla luce una sorta di supermarket della droga a Porta Palazzo gestito da un gruppo di africani che riforniva una cinquantina di clienti al giorno.

giovedì 17 dicembre 2015

Banche salvate, l’annuncio di Renzi: «Cantone gestirà gli arbitrati» Il premier al Tg5: «Preferirei che i casi non fossero gestiti da Consob e Bankitalia ma da Anac. Faremo tutto il possibile perché chi è stato truffato possa avere i soldi»

AGL: bravissimo Presidente Renzi. Questo è il segnale che l'Italia pulita attendeva.
Il Dott. Raffaele Cantone è entrato in magistratura nel 1991. È stato sostituto procuratore presso il tribunale di Napoli fino al 1999, anno in cui è entrato nella Direzione distrettuale antimafia napoletana di cui ha fatto parte fino al 2007. Si è occupato delle indagini sul clan camorristico dei Casalesi, riferite anche nel noto best seller di Roberto Saviano, Gomorra, riuscendo ad ottenere la condanna all'ergastolo dei più importanti capi di quel gruppo fra cui Francesco Schiavone, detto Sandokan, Francesco Bidognetti, detto Cicciotto 'e Mezzanott, Walter Schiavone, detto Walterino, Augusto La Torre, Mario Esposito e numerosi altri. Si è occupato anche delle indagini sulle infiltrazioni dei clan casertani all'estero; in particolare in Scozia, dove è stata individuata una vera e propria filiale del clan La Torre di Mondragone dedita al reinvestimento in attività imprenditoriali e commerciali di proventi illeciti, in Germania, Romania ed Ungheria dove esponenti del clan Schiavone durante la latitanza si erano stabiliti ed avevano acquistato beni immobili ed imprese. Ha curato il filone di indagini che hanno riguardato gli investimenti del gruppo Zagaria a Parma e Milano facendo condannare per associazione camorristica un importante immobiliarista di Parma. Vive tutelato dal 1999 e sottoposto a scorta dal 2003 in quanto gli investigatori scoprirono un progetto di un attentato ai suoi danni organizzato dal clan dei Casalesi.

lunedì 14 dicembre 2015

Papa Francesco: dare lavoro a tutti i giovani, non solo ai raccomandati

AGL: speriamo che le parole di Papa Francesco illuminino i parlamentari che stanno elaborando la riforma della Pubblica Amministrazione italiana...

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Fonte: http://it.radiovaticana.va/

Francesco: dare lavoro a tutti i giovani, non solo ai raccomandati

Fare di tutto per sconfiggere la disoccupazione giovanile. E’ l’appello levato da Papa Francesco nell’udienza ai partecipanti al Progetto Policoro, iniziativa per il lavoro giovanile nata vent’anni fa come frutto del Convegno ecclesiale nazionale di Palermo. Francesco ha incoraggiato i giovani a non rassegnarsi dinanzi alle difficoltà nel trovare lavoro e ha ammonito che il lavoro non deve essere un dono concesso solo ai raccomandati. Nell’occasione di questa udienza, il Papa ha incontrato anche un gruppo di detenuti della Casa di Reclusione di Sant'Angelo dei Lombardi. Il servizio di Alessandro Gisotti:
http://it.radiovaticana.va/news/2015/12/14/francesco_dare_lavoro_ai_giovani,_non_solo_ai_raccomandati/1194231



Il Progetto Policoro ci dimostra che anche per i giovani è possibile un lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale. Papa Francesco ha esordito così nel suo discorso tutto incentrato sulla dignità del lavoro, specie per i giovani. “Non perdiamo di vista l’urgenza di riaffermare questa dignità!”.
Troppi giovani sono vittime della disoccupazione
Ogni lavoratore, ha soggiunto, “ha il diritto di vederla tutelata, e in particolare i giovani devono poter coltivare la fiducia che i loro sforzi, il loro entusiasmo, l’investimento delle loro energie e delle loro risorse non saranno inutili”:
“Quanti giovani oggi sono vittime della disoccupazione! E quando non c’è lavoro, rischia la dignità, perché la mancanza di lavoro non solo non ti permette di portare il pane a casa, ma non ti fa sentire degno di guadagnarti la vita! Oggi sono vittime di questo”.
Il lavoro non vada solo a raccomandati e corrotti
“Quanti di loro – ha ripreso – hanno ormai smesso di cercare lavoro, rassegnati a continui rifiuti o all’indifferenza di una società che premia i soliti privilegiati – benché siano corrotti – e impedisce a chi merita di affermarsi”:
“Il premio sembra andare a quelli che sono sicuri di se stessi, benché questa sicurezza sia stata acquisita nella corruzione. Il lavoro non è un dono gentilmente concesso a pochi raccomandati: è un diritto per tutti!”
Voi, ha detto rivolgendosi ai giovani del Progetto Policoro, “rappresentate certamente un segno concreto di speranza per tanti che non si sono rassegnati, ma hanno deciso di impegnarsi con coraggio per creare o migliorare le proprie possibilità lavorative”. Il mio invito, ha detto, “è quello di continuare a promuovere iniziative di coinvolgimento giovanile in forma comunitaria e partecipata”. Spesso, ha constatato, “dietro a un progetto di lavoro c’è tanta solitudine: a volte i nostri giovani si trovano a dover affrontare mille difficoltà e senza alcun aiuto”. E, ha proseguito, “le stesse famiglie, che pure li sostengono – spesso anche economicamente – non possono fare tanto, e molti sono costretti a rinunciare, scoraggiati”.
La risposta della Chiesa è la testimonianza
Di fronte a questa situazione, ha esortato Francesco, la Chiesa è chiamata a dare una testimonianza, a “sostenere le nuove energie spese per il lavoro; promuovere uno stile di creatività che ponga menti e braccia attorno a uno stesso tavolo”, la Chiesa “accomuna tutti”. E ha messo in guardia da chi confonde la “realizzazione” della persona “con un certo modello di ricchezza e di benessere che spinge a ritmi disumani. Non sia così per voi”. “Alla scuola del Vangelo, dunque”, ha ribadito, troviamo “la via giusta”:
“È vero, Gesù non ha direttamente insegnato come inventarci possibilità lavorative: no, ma la sua parola non smette mai di essere attuale, concreta, viva, capace di toccare tutto l’uomo e tutti gli uomini. Oggi parla anche a noi: ci esorta a fare delle nostre idee, dei nostri progetti, della nostra voglia di fare e di creare una lieta notizia per il mondo”.
Prendersi cura dei giovani disoccupati, sono la carne di Cristo
“Il vostro lavoro – ha detto ancora – io l’ho molto a cuore, perché soffro quando vedo tanta gioventù senza lavoro, disoccupata”. Ed ha rammentato che in Italia, i giovani  fino a 25 anni soffrono quasi il 40% di disoccupazione. A volte, ha detto con un rammarico, un giovane disoccupato si ammala, “cade nelle dipendenze o si suicida”:
“Questi giovani sono la nostra carne, sono la carne di Cristo e per questo il nostro lavoro deve andare avanti per accompagnarli e soffrire in noi quella sofferenza nascosta, silenziosa che angoscia loro tanto il cuore. Vi assicuro la mia preghiera, vi sono vicino: contate su di me, per questo, perché questo mi tocca tanto”.

mercoledì 9 dicembre 2015

IL FUTURO DI PARTE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ITALIANA? NELL'AGRICOLTURA

AGL: siamo pienamente d'accordo con l'autore di questo articolo e con il Prof. Ichino. Solo alcune precisazioni:

  1. ci sembra che sia venuto il momento, ormai che la frittata è fatta e gli altarini sono scoperti, che anche i Ministri Madia e Poletti dicano chiaro, perchè è questo che vuole il Paese (e a questo invece si oppongono i sindacati nemici del Governo) che per pubblici e privati debbano valere le stesse regole (e sarebbe grave se la riforma della PA andasse in direzioni diverse).Si operi quindi sulle norme esistenti per spazzare via questi dubbi.
  2. I rituali, continuati e noiosi piagnistei della FP-CGIL non commuovono nessuno. Ci mancherebbe altro che nella PA non venissero licenziati per giusta causa coloro che commettono reati. Il problema è che sarebbe ora che anche nel pubblico ci fossero i licenziamenti per gmo (giustificato motivo oggettivo). Che , in parole povere, è lo strumento per risolvere il problema che si crea quando un posto di lavoro non serve più o serve troppo poco (e non è questa la situazione addirittura di interi rami delle Pubbliche Amministrazioni?)
  3. E non è che se la sentenza della Cassazione è arrivata dopo due giorni dalla manifestazione per il contratto questa sia una rappresaglia del sistema. Come già da noi scritto, è la categoria, grazie a quei sindacati, che si è autocastrata da anni. Il blocco dei contratti è conseguenza di quel che pensa l'opinione pubblica dei pubblici dipendenti.
  4. Occhio però ai furbetti del posticino. Non è che ora che si sta per licenziare sul serio va fatta tornare di moda la ripubblicizzazione, che è cosa buona e giusta. E no, belli! Qui occorre una politica dei tre tempi. Prima ripuliamo la PA dai delinquenti e dai corrotti, poi la alleggeriamo dei fannulloni e degli inutili con licenziamenti mirati e poi, per non farla ri-pappare da CGIL,CISL, UIL, CONFSAL, UGL, ecc. la cambiamo, decontrattualizzandola e rilegificandola! Solo così certi giochetti finiranno una volta per tutte! E rilanceremmo l'attività agricola soprattutto al Meridione.




I dipendenti del pubblico impiego sono licenziabili come quelli del settore privato!


Il cosiddetto Jobs Act lascia aperti i dubbi di interpretazione sulla parità tra pubblico e privato e la Cassazione cerca di fare chiarezza sul tema. Seppure la sentenza faccia riferimento alla riforma Fornero del 2012 , la Cassazione ha ritenuto applicabile al riformato articolo 18, anche al pubblico impiego. Tale pronuncia apre ovviamente il capitolo dell’applicazione delle “tutele crescenti” anche al pubblico impiego e ciò proprio perché la riforma del lavoro di Renzi ha lasciato (volutamente?) dubbi di interpretazione. Con questa sentenza, che farà giurisprudenza, i licenziamenti nel pubblico impiego saranno finalmente parificati a quelli del settore privato. E’ una sentenza che contrariamente a quanto sostenuto dai Ministri Madia e Poletti, riguarda chiaramente il pubblico impiego.
La sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 24157 del 25 novembre 2015 ha stabilito, quindi, che l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla legge Fornero, si applica anche ai dipendenti pubblici. I giudici della Cassazione hanno precisato che è innegabile che il nuovo testo dell’art. 18 legge come modificato dalla legge Fornero (art. 1 legge n. 92/2012,) trovi applicazione ratione temporis al licenziamento disciplinare per i dipendenti pubblici, eliminando molti dubbi interpretativi e avallando la tesi di chi, come il senatore Ichino, ha sempre sostenuto che la riforma dell’art. 18 si applicasse anche al pubblico impiego perché una norma speciale di esclusione non c’è mai stata. Ma i dubbi sul presente permangono, la sentenza non chiarisce affatto se il c.d. Jobs Act –  in realtà il decreto sul contratto a tutele crescenti – si estende anche ai dipendenti pubblici assunti dal 7 marzo in poi.  Ebbene, una precisazione è d’obbligo, il decreto sul contratto a tutele crescenti non modifica l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori che resta com’è e dov’è.
Il decreto n. 23/2015 introduce nuove regole per gli assunti dal 7 marzo in poi, senza abrogare l’art. 18 dello Statuto e delimitando all’art. 1, il campo di applicazione delle nuove regole. Infatti, il contratto a tutele crescenti si applica a operai, impiegati e quadri, un sistema di classificazione del personale proprio del lavoro privato, che potrebbe mascherare l’intento del legislatore di escludere i dipendenti pubblici. L’art. 1, d. lgs. n. 23/2015 non contenendo alcuna esclusione e nella formulazione operata dal legislatore, giustifica i dubbi sull’estensione di tali regole anche ai lavoratori pubblici, dubbi che permangono anche alla luce della sentenza della Cassazione del 25 novembre 2015. In realtà,  i tempi sarebbero maturi per il superamento delle disparità tra dipendenti pubblici e privati e per l’applicazione delle stesse regole che valgono per i lavoratori privati anche per i lavoratori pubblici. Trovo curioso che si parli di discriminazione tra dipendenti privati quando si tratta delle tutele crescenti e si dimentica la più grande delle discriminazione: quella tra  lavoratori pubblici e privati.
07/12/2015

lunedì 7 dicembre 2015

LA DEPUTATA USA MICHELE FIORE (STATO DEL NEVADA) AUGURA BUON NATALE ASSIEME ALLA SUA FAMIGLIOLA

AGL: a parte la curiosità di sapere cosa accade in questa famiglia quando, ad esempio, il papà ritiene di dare un ceffone al figlio per tirarlo su come si deve, ci domandiamo: è così lontana questa foto dalla realtà italiana? E non alludiamo solo alla chiara origine italo-americana della bionda deputata. Anche se i benpensanti giudicheranno questa foto "orribile" , secondo voi, in Italia, ad esempio in Sicilia, Calabria, Puglia o Campania o anche a Roma (zona di Ostia) o anche in Lombardia, nelle zone ad altra penetrazione di mafia e 'ndrangheta, già non è così? Ossia, nelle famiglie più o meno allargate della malavita organizzata in Italia non è forse vero che ogni membro (nonni,genitori, zii, figli, nipoti, ecc.) ha la sua bell'arma? Quale è la differenza rispetto agli USA? Che lì averla è un diritto costituzionale e quindi è alla portata anche dei buoni e degli onesti. In Italia, invece, mentre il cattivo se la può procurare liberamente e farci quello che ritiene, per il buono e per l'onesto è quasi impossibile, vi sono mille ostacoli (e non è tanto un problema di leggi: sappiamo come la Magistratura italiana abbia la possibilità di applicare, se vuole, in maniera "evolutiva" le norme già esistenti) . In una società di massa non è possibile piazzare un poliziotto ad ogni angolo della strada o far scortare dai Carabinieri tutte le potenziali persone a rischio di divenire vittime del crimine, anche della cosiddetta microcriminalità.Sarebbe illiberale e costerebbe troppo e i risultati non sarebbero certi. Esistono stati civilissimi (gli USA ad esempio ma anche Israele) che hanno fatto altre scelte su cui è ora che si inizi a meditare.Le stragi di massa? Possono avvenire solo a fronte di una situazione in cui uno o più criminali armati abbiano come obbiettivo vicino una collettività di persone disarmate (ciò significa che anche negli USA debbono fare progressi) . L'arma, caro Signor Presidente Obama,  di per sè non è buona o cattiva. Dipende dalle intenzioni di  chi la impugna. Per intanto siamo sicuri che a quella famigliola nella foto nessuno si sognerà mai di andare a rubare in casa e che, in caso qualcuno di loro fosse vittima di qualche iniziativa terroristica, egli non solo avrebbe più probabilità di uscirne indenne ma sarebbe in grado anche di aiutare subito, prima dell'arrivo della Polizia (che va sempre chiamata e che è importante che sia sempre di più rafforzata, per la repressione e per la prevenzione) , molte altre persone disarmate a difendersi e a salvarsi la vita.